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Traduzione procedimenti penali:regole europee valide dal 2 aprile

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Redazione Controvento.it on 7 aprile 2014 - 08:33 in Interni

Il Dlgs 4 marzo 2014 n. 32in vigore dal 2 aprile 2014, ha dato attuazione alla direttiva n. 2010/64/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali.

In particolare, come tra breve si vedrà, il provvedimento del Governo ha riscritto l’articolo 143 del Cpp e modificato altre disposizioni (l’articolo 104 del Cpp, gli articoli 67 e 68 delle disposizioni di attuazione del Cpp e l’articolo 5 del Dpr 30 maggio 2002 n. 115, testo unico in materia di spese di giustizia).

La direttiva attuata – La direttiva citata si pone nel solco dell’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu) e dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Carta) che stabiliscono il diritto a un processo equo, nonché dell’articolo 48, paragrafo 2, della Carta che garantisce il rispetto dei diritti della difesa. In particolare, il diritto all’interpretazione e alla traduzione per coloro che non parlano o non comprendono la lingua del procedimento è sancito dall’articolo 6, paragrafo 3, lettera e), Cedu.

La direttiva segue all’adozione, da parte del Consiglio Ue, in data 30 novembre 2009, di una risoluzione contenente una “tabella di marcia” per il rafforzamento dei diritti di indagati o imputati in procedimenti penali. Detta tabella di marcia ha invitato ad adottare misure concernenti il diritto alla traduzione e all’interpretazione (A), il diritto a informazioni relative ai diritti e all’accusa (B), il diritto alla consulenza legale e all’assistenza legale gratuita (C), il diritto alla comunicazione con familiari, datori di lavoro e autorità consolari (D), nonché le garanzie speciali per indagati o imputati vulnerabili (E). La tabella è stata accolta dal Consiglio europeo che l’ha inserita nel programma di Stoccolma (punto 2.4), adottato il 10 dicembre 2009.
La direttiva in esame si riferisce, dunque, alla misura A della tabella e stabilisce appunto “norme minime comuni” da applicare nell’ambito dell’interpretazione e della traduzione nei procedimenti penali.

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