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Audio shock e denuncia contro comunità e assistenti sociali: genitori e nonni accusano relazioni distorte e pressioni psicologiche LA SPEZIA (6 Maggio 2026). Una bambina di appena tre anni, collocata sin dalla nascita in comunità su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Genova, rischia oggi di essere trasferita presso un’altra famiglia sulla base di relazioni che i genitori e i nonni definiscono gravemente distorte, parziali e non aderenti alla realtà. La minore vive attualmente all’interno della comunità insieme alla madre, ma anche questa permanenza sarebbe oggi in discussione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, infatti, la struttura avrebbe chiesto le dimissioni della madre dopo che quest’ultima avrebbe iniziato a contestare apertamente il comportamento degli operatori, le modalità con cui venivano gestiti i rapporti con la figlia e le ricostruzioni contenute nelle relazioni inviate al Tribunale. Una presa di posizione che, secondo i

Venezia, 20 aprile 2026 – Un bambino che chiedeva di restare a casa. Una famiglia consi-derata fragile che oggi viene ritenuta idonea. E una comunità che, da soluzione tempora-nea, rischiava di trasformarsi in permanenza indefinita. È su questo equilibrio che interviene il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che con un decreto netto ha disposto la revoca del collocamento in comunità e il rientro del minore nel proprio contesto familiare, riconoscendo che la misura, alla luce dei fatti aggiornati, non è più giustificata. Il provvedimento segna un cambio di passo preciso: il giudice prende atto che il quadro è evoluto. Il bambino è sereno, mantiene un legame stabile e significativo con entrambi i genitori e manifesta chiaramente la volontà di vivere in famiglia. Parallelamente, i geni-tori hanno dimostrato, nei fatti, un percorso concreto di recupero, fatto di collaborazione, responsabilità e progressiva

Di Sara Spoletini Le Mutilazioni Genitali Femminili o MGF costituiscono una grave violazione dei diritti umani a danno di milioni di donne e bambine in tutto il mondo. Sebbene le MGF siano praticate per lo più in Africa e Medio Oriente, In Europa e in Italia il fenomeno non è del tutto assente, in considerazione dei flussi migratori che interessano queste aree. Secondo l’ultimo rapporto della rete associativa guidata dal prof. Foad Aodi ( AMSI, UNITI per UNIRE) i numeri sono ogni anno in ascesa, i casi stimati in Italia sono più di 95.000, un fenomeno che in Italia emerge solo in fase tardiva a seguito di gravidanza o complicazioni cliniche. E’ evidente che c’è una disinformazione e una falla nel sistema sanitario territoriale in tema di prevenzione su quelle che sono le pratiche e i rischi delle MGF. E’ necessario tutelare le

La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 32004/2025, depositata il 9 dicembre 2025, segna un punto di svolta nel diritto minorile e mette in discussione prassi ormai consolidate che, negli ultimi anni, hanno finito per snaturare il significato stesso della tutela del minore. La Suprema Corte cassa integralmente il decreto della Corte d’Appello di Napoli che aveva confermato la decadenza di entrambi i genitori dalla responsabilità genitoriale e il collocamento della figlia in comunità. Nel giudizio di legittimità la madre era difesa dall’avv. Miraglia, che ha sostenuto l’illegittimità della misura ablativa in assenza di condotte realmente pregiudizievoli e senza l’attivazione di percorsi di recupero del legame familiare. «Questa sentenza rappresenta una boccata d’ossigeno per il diritto minorile – osserva l’avv. Miraglia – ed è un richiamo severo a pratiche che si erano pericolosamente normalizzate. La Corte di Cassazione rimette ordine

Una decisione di grande valore umano e giuridico segna oggi una svolta importante nella giustizia minorile. Il Tribunale per i Minorenni ha infatti respinto la richiesta di dichiarare lo stato di adottabilità di una bambina e ha disposto il suo rientro presso la madre e i nonni materni, accogliendo integralmente le tesi difensive sostenute dall’Avv. Miraglia. Dopo anni di relazioni contraddittorie, giudizi affrettati e una lunga fase di incertezza, la verità è finalmente emersa, restituendo alla bambina il diritto di crescere tra gli affetti autentici della propria famiglia. La sentenza sconfessa apertamente l’operato dei Servizi Sociali, il cui atteggiamento è stato definito “pregiudizievole, parziale e non rispondente alla realtà dei fatti”. I giudici hanno riconosciuto che per troppo tempo la famiglia è stata oggetto di una valutazione distorta, basata su percezioni e non su elementi concreti, e che tale impostazione ha

di Sara Spoletini (Sociologa) Il” come stai?” è una delle domande frequenti all’inizio di una giornata con familiari, amici, colleghi e conoscenti. Lo diciamo mentre ci guardiamo negli occhi, attraverso una chiamata al telefono o un messaggio, eppure nella maggior parte di casi la risposta è da copione, ossia “tutto bene, e tu?” Si rimanda all’altro la posizione scomoda di dover rispondere ad una delle domande più complesse che ci si possa fare. Quanto siamo in grado di dire ai nostri interlocutori davvero come stiamo e come ci sentiamo? La risposta è che forse è difficile fidarsi, è difficile parlare per paura di essere giudicati in questa società in cui l’immagine è tutto, nella società in cui i social hanno costruito la solitudine collettiva. Tanti amici e nessun confidente, tante relazioni e nessuna speciale. Prendiamo un bel respiro e affrontiamo le fragilità di

di Sara Spoletini (Sociologa) Nel 2025, circa il 15% degli adolescenti italiani è stato vittima di bullismo o cyberbullismo almeno una volta, con una percentuale di oltre 1 milione di studenti tra i 15 e i 19 anni colpiti dal cyberbullismo nel 2024. Tuttavia, le cifre esatte possono variare a seconda del tipo di abuso e della fonte del dato, con un recente rapporto Istat che indica che 1 ragazzo su 5 è vittima di bullismo e cyberbullismo. Le cronache quasi quotidianamente ci danno notizia di giovani che si suicidano per non essere più bullizzati, oppure di pestaggi tra minori, evidentemente c’è un problema. E il problema è serio. Se un gran numero di ragazzi frequentanti la scuola sono bullizzati il problema è che queste nuove generazioni stanno crescendo senza avere rispetto per la sensibilità significa che la società sta sbagliando tutto. Che

Lugo di Vicenza, domenica 7 settembre 2025 – Una giornata di cultura, riflessione e condivisione dedicata al tema della violenza di genere e alla costruzione di percorsi di sostegno alle vittime. Alle ore 11:15, presso Villa Piovene Porto Godi, sarà presentato il libro “Ma il problema sono io?! – La vittimizzazione secondaria ad opera del sistema giudiziario: violenza domestica e allontanamento dei figli dalle madri” (Armando Editore). Il volume porta la firma di Francesco Miraglia e Daniela Vita, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di ANILDD Spagna (Associazione Nazionale Invalidi del Lavoro e Disabilità Diffusa). Entrambi da anni operano in ambito legale, con un impegno costante nella difesa dei diritti delle donne vittime di violenza, dei minori e delle persone in condizione di fragilità, sia in Italia che a livello internazionale. ANILDD è un’associazione attiva nella difesa dei diritti delle vittime di violenza

L’avv. Miraglia: «Non è giustizia, è riparazione» Bologna, 11 luglio 2025 – Dopo anni di permanenza forzata in comunità madre-bambino, senza alcuna reale progettualità, una madre e la sua bambina tornano finalmente a casa. Il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia Romagna ha disposto con decreto definitivo la revoca dell’affidamento della minore ai Servizi Sociali di Reggio Emilia, riconoscendo la piena capacità genitoriale della madre e il contesto familiare favorevole garantito dalla nonna materna. Una decisione attesa, sofferta, ma finalmente giusta, che pone fine a un percorso segnato da silen-zi, abbandoni e da un pregiudizio mai superato: quello legato al passato della madre, che in anni precedenti aveva perso la responsabilità genitoriale su altri tre figli, dichiarati adottabili. Un passa-to difficile, che tuttavia non può e non deve diventare una condanna perpetua. «L’unica vera “colpa” di questa donna era il suo passato», dichiara

Un bambino della Sardegna torna finalmente a casa dopo un lungo periodo di allontanamento che aveva suscitato grande partecipazione e mobilitazione anche attraverso la pagina Facebook Bambino della Sardegna. Con provvedimento del 12 giugno 2025, il Tribunale per i Minorenni di Sassari ha revocato l’inserimento in comunità, riconoscendo l’importanza dei passi avanti compiuti grazie alla forza di volontà e al senso di responsabilità dimostrati dai genitori. Il risultato è stato reso possibile grazie a un confronto diretto e continuo tra madre, padre e avvocato, basato sulla consapevolezza che solo la collaborazione e l’ascolto reciproco possono portare a soluzioni efficaci e rispettose del superiore interesse del bambino. I genitori, infatti, non si sono sottratti al dialogo e hanno saputo superare ostacoli personali, dimostrando nei fatti di voler ricostruire un contesto sereno per il proprio figlio. In questa direzione, la partecipazione attiva