Due fratellini in affido, denuncia alla Procura di Reggio Emilia: «Possibili segnali gravissimi ignorati per mesi»
(Ferrara- Reggio Emilia 27 luglio 2026) Due bambini di appena tre e quattro anni che manifestano ripetuti comportamenti sessualizzati. Uno di loro che, secondo la denuncia, indica spontaneamente il presunto autore di atti di natura sessuale nei suoi confronti. Una relazione tecnica che parla di "trauma attuale", di "modelli francamente negativi" e di un intervento istituzionale definito "tecnicamente ampiamente criticabile". È questo il quadro descritto nella denuncia-querela depositata alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia da una madre, assistita dall'Avvocato Francesco Miraglia del Foro di Napoli Nord, che chiede di accertare se vi siano state omissioni nella tutela dei propri figli durante il periodo di affidamento. Secondo quanto esposto nell'atto, il primo episodio risale al 27 febbraio 2026, quando, durante un incontro protetto, uno dei due bambini avrebbe manifestato un comportamento sessualizzato direttamente osservato e verbalizzato dagli operatori. Sempre secondo la
Dopo due anni in Casa Famiglia una bambina torna finalmente a casa e riabbraccia i nonni
Una decisione che restituisce speranza e conferma l'importanza del lavoro svolto dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri e dall'Avv. Francesco Miraglia a tutela del diritto di ogni bambino a crescere nella propria famiglia. (Verona 24 luglio 2024) Anche uno spiraglio di luce può diventare un faro, quando arriva dopo un lungo periodo di buio. Oggi quella luce si è finalmente accesa. Una bambina che ha trascorso tutta la sua vita in Casa Famiglia esce dalla struttura e rientra nella sua famiglia, accolta dall'abbraccio della mamma e dei nonni. È una notizia che restituisce speranza e ricorda quanto sia importante non smettere mai di credere che ogni bambino abbia il diritto di crescere nei propri affetti. La piccola è entrata in Comunità quando aveva appena un mese di vita. Da allora non ha conosciuto una casa, una cameretta, una quotidianità familiare. È cresciuta all'interno di
Bergamo, una malattia genetica scambiata per maltrattamento: il dramma di due fratellini allontanati da casa. Miraglia attacca: «Servizi sociali fuori controllo, rischio adozione mascherata
Sua Sede BERGAMO (2 giugno 2026). Una grave patologia genetica inizialmente scambiata per maltrattamento, il silenzio delle istituzioni e il timore che un affido temporaneo possa trasformarsi, nei fatti, in una forma di adozione mascherata. È la denuncia dei genitori di due bambini bergamaschi di cinque e quattro anni, allontanati da casa da quasi cinque anni su provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Brescia. Una vicenda complessa che ora approda sul tavolo del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lombardia, mentre la famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Miraglia, denuncia uno stallo istituzionale ritenuto inspiegabile e potenzialmente dannoso per l’equilibrio affettivo e psicologico dei minori. Tutto ha inizio quasi cinque anni fa con il ricovero del figlio più piccolo, allora di appena un mese e dodici giorni, giunto al pronto soccorso con crisi convulsive ed ematomi. Il primo sospetto dei medici si
“Non le hanno detto che la bisnonna era morta: per i servizi sociali questo basterebbe a togliere una bimba alla sua famiglia”
Audio shock e denuncia contro comunità e assistenti sociali: genitori e nonni accusano relazioni distorte e pressioni psicologiche LA SPEZIA (6 Maggio 2026). Una bambina di appena tre anni, collocata sin dalla nascita in comunità su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Genova, rischia oggi di essere trasferita presso un’altra famiglia sulla base di relazioni che i genitori e i nonni definiscono gravemente distorte, parziali e non aderenti alla realtà. La minore vive attualmente all’interno della comunità insieme alla madre, ma anche questa permanenza sarebbe oggi in discussione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, infatti, la struttura avrebbe chiesto le dimissioni della madre dopo che quest’ultima avrebbe iniziato a contestare apertamente il comportamento degli operatori, le modalità con cui venivano gestiti i rapporti con la figlia e le ricostruzioni contenute nelle relazioni inviate al Tribunale. Una presa di posizione che, secondo i
Via dalla comunità, si torna a casa”: il Tribunale ribalta il caso e restituisce il minore alla famiglia. “Le misure non possono diventare una prigione”
Venezia, 20 aprile 2026 – Un bambino che chiedeva di restare a casa. Una famiglia consi-derata fragile che oggi viene ritenuta idonea. E una comunità che, da soluzione tempora-nea, rischiava di trasformarsi in permanenza indefinita. È su questo equilibrio che interviene il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che con un decreto netto ha disposto la revoca del collocamento in comunità e il rientro del minore nel proprio contesto familiare, riconoscendo che la misura, alla luce dei fatti aggiornati, non è più giustificata. Il provvedimento segna un cambio di passo preciso: il giudice prende atto che il quadro è evoluto. Il bambino è sereno, mantiene un legame stabile e significativo con entrambi i genitori e manifesta chiaramente la volontà di vivere in famiglia. Parallelamente, i geni-tori hanno dimostrato, nei fatti, un percorso concreto di recupero, fatto di collaborazione, responsabilità e progressiva
Mutilazioni genitali femminili in Italia
Di Sara Spoletini Le Mutilazioni Genitali Femminili o MGF costituiscono una grave violazione dei diritti umani a danno di milioni di donne e bambine in tutto il mondo. Sebbene le MGF siano praticate per lo più in Africa e Medio Oriente, In Europa e in Italia il fenomeno non è del tutto assente, in considerazione dei flussi migratori che interessano queste aree. Secondo l’ultimo rapporto della rete associativa guidata dal prof. Foad Aodi ( AMSI, UNITI per UNIRE) i numeri sono ogni anno in ascesa, i casi stimati in Italia sono più di 95.000, un fenomeno che in Italia emerge solo in fase tardiva a seguito di gravidanza o complicazioni cliniche. E’ evidente che c’è una disinformazione e una falla nel sistema sanitario territoriale in tema di prevenzione su quelle che sono le pratiche e i rischi delle MGF. E’ necessario tutelare le
La Cassazione smonta il sistema: la decadenza genitoriale non è una scorciatoia
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 32004/2025, depositata il 9 dicembre 2025, segna un punto di svolta nel diritto minorile e mette in discussione prassi ormai consolidate che, negli ultimi anni, hanno finito per snaturare il significato stesso della tutela del minore. La Suprema Corte cassa integralmente il decreto della Corte d’Appello di Napoli che aveva confermato la decadenza di entrambi i genitori dalla responsabilità genitoriale e il collocamento della figlia in comunità. Nel giudizio di legittimità la madre era difesa dall’avv. Miraglia, che ha sostenuto l’illegittimità della misura ablativa in assenza di condotte realmente pregiudizievoli e senza l’attivazione di percorsi di recupero del legame familiare. «Questa sentenza rappresenta una boccata d’ossigeno per il diritto minorile – osserva l’avv. Miraglia – ed è un richiamo severo a pratiche che si erano pericolosamente normalizzate. La Corte di Cassazione rimette ordine
La verità alla fine vince sempre: sconfessati i Servizi Sociali, il Tribunale dichiara il non luogo a procedere per l’adottabilità e dispone il rientro a casa della minore
Una decisione di grande valore umano e giuridico segna oggi una svolta importante nella giustizia minorile. Il Tribunale per i Minorenni ha infatti respinto la richiesta di dichiarare lo stato di adottabilità di una bambina e ha disposto il suo rientro presso la madre e i nonni materni, accogliendo integralmente le tesi difensive sostenute dall’Avv. Miraglia. Dopo anni di relazioni contraddittorie, giudizi affrettati e una lunga fase di incertezza, la verità è finalmente emersa, restituendo alla bambina il diritto di crescere tra gli affetti autentici della propria famiglia. La sentenza sconfessa apertamente l’operato dei Servizi Sociali, il cui atteggiamento è stato definito “pregiudizievole, parziale e non rispondente alla realtà dei fatti”. I giudici hanno riconosciuto che per troppo tempo la famiglia è stata oggetto di una valutazione distorta, basata su percezioni e non su elementi concreti, e che tale impostazione ha
E tu, come stai?
di Sara Spoletini (Sociologa) Il” come stai?” è una delle domande frequenti all’inizio di una giornata con familiari, amici, colleghi e conoscenti. Lo diciamo mentre ci guardiamo negli occhi, attraverso una chiamata al telefono o un messaggio, eppure nella maggior parte di casi la risposta è da copione, ossia “tutto bene, e tu?” Si rimanda all’altro la posizione scomoda di dover rispondere ad una delle domande più complesse che ci si possa fare. Quanto siamo in grado di dire ai nostri interlocutori davvero come stiamo e come ci sentiamo? La risposta è che forse è difficile fidarsi, è difficile parlare per paura di essere giudicati in questa società in cui l’immagine è tutto, nella società in cui i social hanno costruito la solitudine collettiva. Tanti amici e nessun confidente, tante relazioni e nessuna speciale. Prendiamo un bel respiro e affrontiamo le fragilità di
Assistenti e aiutanti dei bulli
di Sara Spoletini (Sociologa) Nel 2025, circa il 15% degli adolescenti italiani è stato vittima di bullismo o cyberbullismo almeno una volta, con una percentuale di oltre 1 milione di studenti tra i 15 e i 19 anni colpiti dal cyberbullismo nel 2024. Tuttavia, le cifre esatte possono variare a seconda del tipo di abuso e della fonte del dato, con un recente rapporto Istat che indica che 1 ragazzo su 5 è vittima di bullismo e cyberbullismo. Le cronache quasi quotidianamente ci danno notizia di giovani che si suicidano per non essere più bullizzati, oppure di pestaggi tra minori, evidentemente c’è un problema. E il problema è serio. Se un gran numero di ragazzi frequentanti la scuola sono bullizzati il problema è che queste nuove generazioni stanno crescendo senza avere rispetto per la sensibilità significa che la società sta sbagliando tutto. Che