Ferrara, nove anni di affido e oggi gli incontri con la madre sono sospesi: il caso arriva al Sindaco
L’Avvocato Francesco Miraglia chiede un confronto con l’Amministrazione comunale: «Un genitore in difficoltà deve essere aiutato, non abbandonato». Il caso riapre il dibattito sul funzionamento del sistema degli affidi e dei Servizi Sociali.
Ferrara – Un bambino lontano dalla propria famiglia da nove anni. Un affidamento eterofamiliare nato come misura temporanea di protezione e che, a distanza di quasi un decennio, è ancora in corso. Oggi gli incontri con la madre risultano sostanzialmente sospesi e la vicenda torna al centro dell’attenzione pubblica dopo che l’Avvocato Francesco Miraglia, difensore della madre, ha chiesto un incontro al Sindaco di Ferrara per sollecitare una riflessione istituzionale sul funzionamento del sistema degli affidi e sul ruolo dei Servizi Sociali.
La storia giudiziaria prende avvio nel 2018, anche se il bambino vive in affido eterofamiliare da nove anni. In tutto questo tempo la madre non ha mai rinunciato a cercare di recuperare il rapporto con il figlio. Attraverso il procedimento promosso davanti al Tribunale ha chiesto più volte che venisse avviato un concreto percorso di sostegno alla genitorialità, che fossero progressivamente ampliati gli incontri e che venisse costruito un serio progetto finalizzato al rientro del bambino nella famiglia d’origine. La donna sostiene di avere affrontato un importante percorso personale per superare le difficoltà che avevano determinato l’allontanamento e di avere sempre manifestato la volontà di ricostruire il proprio ruolo genitoriale.
Secondo quanto emerge dagli atti depositati nel procedimento, il nodo centrale della vicenda non riguarda soltanto l’allontanamento originario, ma ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi. La difesa sostiene infatti che non sia mai stato predisposto un vero progetto di recupero della genitorialità, caratterizzato da obiettivi concreti, verifiche periodiche e da un percorso progressivo di riavvicinamento tra madre e figlio. Al contrario, gli incontri sarebbero stati progressivamente ridotti fino a risultare oggi sostanzialmente sospesi. Negli atti si evidenzia inoltre come le trascrizioni degli incontri descriverebbero un rapporto ancora caratterizzato da manifestazioni spontanee di affetto reciproco e dal desiderio del bambino di mantenere il legame con la madre, circostanze che, secondo la difesa, avrebbero dovuto costituire il punto di partenza per un graduale ricongiungimento familiare e non per un ulteriore allontanamento.
Nel ricorso vengono formulate anche numerose contestazioni sul percorso seguito dai Servizi Sociali e sulle valutazioni recepite dall’autorità giudiziaria. La difesa sostiene che le consulenze tecniche, le osservazioni difensive e le richieste istruttorie presentate nel corso del procedimento non avrebbero trovato un adeguato approfondimento e che sarebbe mancato un effettivo confronto con le criticità evidenziate dalla madre. Tra gli aspetti richiamati figurano anche l’assenza di un progetto di ricongiungimento familiare, la mancata valutazione della rete parentale e la progressiva riduzione dei contatti tra il bambino e la madre. Si tratta di questioni che saranno oggetto delle valutazioni delle competenti sedi giudiziarie.
È proprio questo, secondo il legale, il punto sul quale occorre aprire una riflessione che va oltre il singolo procedimento. L’affidamento familiare, infatti, non nasce come una misura destinata a sostituire definitivamente la famiglia d’origine, ma come uno strumento temporaneo volto a proteggere il minore mentre le istituzioni lavorano per consentire ai genitori di superare le difficoltà che hanno determinato l’allontanamento. La legge impone che, quando ciò è possibile e compatibile con l’interesse del bambino, venga costruito un percorso di sostegno alla genitorialità e di graduale ricongiungimento familiare. Per la difesa, dopo nove anni è inevitabile domandarsi quale sia stato il progetto concretamente realizzato per raggiungere questo obiettivo.
Proprio per questo motivo l’Avvocato Francesco Miraglia ha inviato una formale richiesta di incontro al Sindaco di Ferrara, chiedendo all’Amministrazione comunale di verificare, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, se il percorso seguito dai Servizi Sociali sia coerente con i principi che regolano l’affidamento familiare e con il dovere di favorire il recupero della famiglia d’origine. La richiesta non mira a interferire con l’attività della magistratura, ma a promuovere un confronto istituzionale sul funzionamento dei servizi pubblici e sull’effettiva attuazione delle finalità previste dalla legge.
«Questa vicenda», afferma Miraglia, «non riguarda soltanto una madre e suo figlio. Riguarda il modello di tutela dell’infanzia che il nostro Paese intende perseguire. Un genitore in difficoltà non è un genitore da abbandonare, ma una persona che le istituzioni hanno il dovere di aiutare. L’allontanamento di un bambino dovrebbe rappresentare l’inizio di un percorso di recupero della famiglia, non la sua conclusione.»
Il legale aggiunge che «dopo nove anni è legittimo chiedersi quale progetto sia stato concretamente costruito per consentire a questa madre di riabbracciare suo figlio. Se gli incontri vengono progressivamente ridotti, se manca un reale percorso di recupero della genitorialità e se il tempo diventa l’unico elemento che consolida l’allontanamento, allora è doveroso interrogarsi sul funzionamento del sistema. L’affidamento familiare è previsto dalla legge come una misura temporanea e non può trasformarsi, semplicemente con il trascorrere degli anni, in una separazione definitiva.»
Secondo Miraglia, la questione non riguarda soltanto Ferrara ma investe un tema più ampio di interesse nazionale. «I Servizi Sociali svolgono un ruolo essenziale nella tutela dei minori e nessuno mette in discussione la loro funzione. Proprio per questo è necessario verificare, caso per caso, se siano stati utilizzati tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione per ricostruire la famiglia quando ciò è possibile. La vera tutela dell’infanzia non consiste soltanto nel proteggere un bambino da una situazione di difficoltà, ma anche nel lavorare affinché possa ritrovare la propria famiglia una volta superate le cause che avevano reso necessario l’allontanamento. Quando ciò non accade, è doveroso interrogarsi se il sistema abbia realmente perseguito l’obiettivo che il legislatore gli affida.»
La vicenda resta ora all’esame dell’autorità giudiziaria. Parallelamente, la richiesta di incontro rivolta al Sindaco di Ferrara punta ad aprire un confronto istituzionale su un interrogativo destinato ad andare oltre il singolo caso: se, nell’attuale sistema di tutela dei minori, l’affidamento familiare riesca sempre a conservare la propria natura temporanea e orientata al ricongiungimento, oppure se, in alcune situazioni, il trascorrere del tempo rischi di trasformare una misura nata per proteggere il bambino in una separazione destinata a diventare definitiva.