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Giudici onorari azionisti o fondatori delle case famiglie, in cui vengono collocati i minori

di Debora Saitta

2 febbraio  2022, dopo il primo step pubblicato il 24 Gennaio, come ogni Lunedì su Buzzz Blog nella nuova Rubrica “Sulla pelle dei bambini”, a cura di Debora Saitta, continuano gli approfondire sull’argomento inerente l’allontanamento dei minori, dalle proprie famiglie, ed il business che ci ruota intorno.

In questo secondo step, visto che non vogliamo lasciare nulla al caso, sviscereremo ogni minimo dettaglio, riguardo a questo business, ed a tutte le figure che ne fanno parte.

Per questo motivo cominceremo parlando di alcuni scandali emersi già nell’anno 2015, dove si delineava il coinvolgimento di un’altra figura implicata negli introiti provenienti dalle case famiglie, ovvero alcuni giudici onorari.

Lo scandalo in questione, riguardava circa un migliaio di giudici onorari, all’interno di 29 Tribunali minorili dislocati in tutta Italia, eppure nelle Corti d’Appello minorili.

Un’altra figure chiave, nell’ambito dei provvedimenti legati agli affidi di minori, quella del giudice onorario minorile, che possiede l’enorme potere decisionale, atto a determinare il destino di un povero bambino affidato, o rinchiuso in una casa famiglia.

 

Va evidenziato come in materia di affidi ed allontanamenti di minori dalla propria famiglia, il giudizio di un giudice onorario minorile infatti, sia pari a quello di un magistrato di carriera.

 

Bisogna tenere conto che in Tribunale in fase di decisionale, giudicano sempre due giudici togati, e due giudici onorari, mentre in Corte d’Appello sono tre i giudici togati, e due i giudici onorari.

 

A definire il ruolo del giudice onorario minorile è stata la riforma del 1956, ripresa nelle circolari del Consiglio superiore delle Magistratura : l’aspirante giudice oltre che ad avere la cittadinanza italiana e una condotta incensurabile, “deve, inoltre, essere “cittadino benemerito dell’assistenza sociale” e “cultore di biologia, psichiatria, antropologia criminale, pedagogia e psicologia”.

 

Tramite un bando ogni 3 anni, il Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) mette a disposizione dei posti per aspiranti giudici onorari, nella circolare all’art. 7 dedicato all’incompatibilità del ruolo, di cui ogni candidato prende atto, è chiaramente specificato quanto segue :

“Non sussistono per i giudici onorari minorili le incompatibilità derivanti dallo svolgimento di attività private, libere o impiegatizie, sempre che non si ritenga, con motivato apprezzamento da effettuarsi caso per caso, che esse possano incidere sull’indipendenza del magistrato onorario, o ingenerare timori di imparzialità”.

Al comma 6 dello stesso articolo si approfondisce ancor più l’argomento : all’atto dell’incarico il giudice onorario minorile deve impegnarsi a non assumere, per tutta la durata dell’incarico, cariche rappresentative di strutture comunitarie, e in caso già rivesta tali cariche deve rinunziarvi prima di assumere le funzioni.

 

In definitiva, solo un atto motivato, che spesso, caso strano non arriva mai, può porre ostacoli sulla nomina del giudice onorario, in caso d’incompatibilità con il ruolo.

Tuttavia già nell’anno 2015, dall’ultimo censimento dell’epoca emergevano dei dati sconcertanti : su 1.082 giudici onorari, circa 200 risultavano incompatibili con la carica, dunque il 20% sul totale.

Pensate un po’che questi giudici onorari, nel frattempo però, decidevano ogni giorno di togliere bambini dalla propria famiglia, per farli affidare ad estranei, oppure alle case famiglie / strutture, con le quali avevano instaurato un rapporto imprenditoriale privato.

E sì perché a rendere incompatibili questi giudici onorari, con la carica ricoperta, era proprio il business instaurato con alcune case famiglia, che loro stessi avevano contribuito a fondare, di cui erano azionista, facendo pure parte dei Consigli di Amministrazione di tali strutture.

Per cui coloro i quali devono giudicare e decidere di togliere un bambino alla propria famiglia, per poi essere rinchiuso in casa famiglia, o addirittura adottato, sono le stesse persone che hanno interessi economici in queste strutture o case famiglia, tutto chiaro ora ?

 

Ed ecco che la distorsione del sistema giustizia si palesa.

 

Un conflitto d’interessi tanto bieco quanto pericolosissimo per la società, ma soprattutto per i bambini e per le loro famiglie.

Per cui l’incompatibilità, che viene citata nelle circolari del Csm, non solo è stata omessa, ma i controlli caso per caso quando vengono fatti ?

 

Ma ci rendiamo conto che una casa famiglia riceve rette fino a 400 euro al giorno per ogni singolo bambino, strappato alla propria famiglia, per un totale di circa 150 mila euro l’anno.

 

Per cui tutto ciò che accade in Italia, da oltre 30 anni, partendo dai casi del Forteto di Firenze, (anche se c’è ne sarebbero molti altri a ritroso), per arrivare a quelli di Bibbiano, e tutte le anomalie che continuano ad accadere, hanno un solo bieco e putrido motivo, il business sulla pelle dei bambini.

 

Non c’è trasparenza sulla gestione delle strutture e delle case famiglia, dove si dirottano minori, che sono più di 70.000 mila in Italia.

L’unica cosa che emerge con certezza dalle varie testimonianze e dai fatti di cronaca che poi raccontano i vari scandali sono : violenze, abusi sessuali, aggressioni fisiche e verbali, percosse, minacce, somministrazioni di cibo scaduto, di sedativi e tranquillanti senza alcuna prescrizione medica.

E per citarne uno dei tanti prendiamo in esame il periodo che va dal 1997 al 2009, Tofi un giudice onorario presso il Tribunale di Roma, che risultava essere pure un psicologo presso i Servizi Sociale del Comune di Marinella dal 1993 al 1996, fu accusato insieme ad altri 4 collaboratori, di tutti i reati sopraccitati, accuse che si sono trasformate in arresto il 13 Maggio del 2015.

 

E che dire delle Procure che andrebbero sicuramente riviste.

Dovrebbero essere stringenti, con cadenza regolare i controlli all’interno dei Tribunali dei minorenni, per capire bene l’operato dei giudici, dei servizi sociali, e delle case famiglia, cosa che non avviene.

Basta pensare a come viene trattato un minore in fase d’ascolto davanti al giudice, (quando viene ascoltato perché è capitato anche che le richieste di alcuni minori, fossero state completamente ignorate), nella maggioranza dei casi, questi bambini vengono portati in una stanza, dove oltre al giudice è presente anche un emissario della comunità, uno stato di evidente limitazione della libertà d’espressione del minore, e perché molte volte gli avvocati, non possono presenziare e devono rimanere fuori dall’aula ?

 

Che forse l’ascolto di un minore prevedrebbe un verbale confezionato ?

 

E i Garanti per l’Infanzia che fanno per aiutare questi bambini e le loro famiglie, alle prese con questi indubbi iter ?

Un giro d’affari miliardario ecco di cosa si tratta, sulla pelle di bambini indifesi.

 

CHI NOMINA I GIUDICI ONORARI

 

A nominare un giudice è il Ministero della Giustizia, su indicazione del Csm, il loro lavoro viene retribuito dallo Stato, in base alle attività che svolgono che sia in camera di consiglio, piuttosto che udienze camerali.

Lo stipendio di un giudice onorario oscilla fra 36.500 euro e 39.600 annuo previsto, a cui andranno aggiunti circa 1.000 euro di ticket all’anno, per ogni udienza superiore a 6 ore.

 

Com’è possibile che un giudice onorario con il potere di decidere la sorte di un bambino, dirottandolo ad una casa famiglia piuttosto che ad un’altra struttura, sia egli stesso fornitore di “materia prima” ovvero minori, che servono a fare funzionare i centri affido con cui ha instaurato degli interessi economici, diventandone azionista, o fondatore.

Insomma le regole del Csm sono chiare, però restano inapplicate, gli stessi Tribunali dei minorenni che dovrebbero controllare il curriculum degli aspiranti giudici onorari, troppo spesso non lo fanno, ed il Ministero della Giustizia sembra indifferente al problema.

Nel 2015 quando scoppiò il primo scandalo a Roma furono individuati 15 giudici onorari, collegati in qualche modo ai centri affido della Provincia.

A Milano risultavano essere 16 i giudici onorari incompatibili, tra questi anche un magistrato in carriera, facente parte anche del comitato scientifico di una cooperativa milanese, che fornisce assistenza ai minori.

E’ palese che un giudice che lavora per una casa famiglia, o per uno di questi centri che si ergono a protettori dei minori, tenderà a prediligerli nelle nomine, oltre che a mandare dei bambini in una di queste strutture senza necessità, solo per  mero guadagno.

Nel caso specifico, rifacendosi sempre ai fatti avvenuti nel 2015, venne portata avanti anche un’interrogazione parlamentare, che trattava proprio il tema relativo alle criticità del sistema case famiglia per i minori, dove viene evidenziato il tema sugli allontanamenti dei minori dalle famiglie, che non sempre corrispondono ai principi di protezione dei minori stessi.

E per darne evidenza oggettiva ne citiamo una parte estrapolata dall’interrogazione parlamentare E-007791-15, con richiesta di risposta scritta: .

“Troppi casi registrano istruttorie superficiali o inesistenti”.

“I figli vengono sottratti ai genitori anche in assenza di dispositivo giuridico in quanto la ratifica del tribunale può arrivare anche ad allontanamento già eseguito”.

“Il problema è che la filiera degli allontanamenti non è trasparente: non esistono criteri certi per la collocazione dei minori in casa-famiglia né una banca dati ufficiale con numero di minori allontanati, tempi di permanenza, elenco delle strutture accreditate, finanziamenti”.

Ed inoltre : “poiché il conflitto di interessi di alcuni giudici onorari che hanno interessi economici nelle strutture presso le quali inviano i minori tolti alle famiglie e le inchieste giudiziarie registrano casi di abuso dei minori all’interno delle strutture nelle quali sarebbero stati collocati per proteggerli dagli abusi, può la Commissione riferire se è informata della situazione italiana e se, tenuto conto della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, nonché del regolamento (CE) n. 2201/2003, e alla luce del fatto che l’UE considera prioritario il diritto del minore di mantenere relazioni regolari con entrambi i genitori, ritiene di poter intervenire e, in caso affermativo, quali azioni intende intraprendere per la tutela dei giovani cittadini dell’Unione ?”.

Fu proprio l’associazione Finalmente Liberi Onlus, che costruì un dossier presentato al Consiglio Superiore della Magistratura, dove evidenziava anche : “il ruolo affaristico di numerosi assistenti sociali, di cui andrebbe verificata L’IDONEITA’ PSICOLOGICA, NONCHE’ LA PREPARAZIONE CULTURALE, ED IL BAGAGLIO UMANO”.

E che dire delle dichiarazioni rilasciate dall’ex Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora: “In base alla legge 28 marzo 2001, numero 149, gli orfanotrofi dovevano chiudere per sempre entro il 2006, invece si sono riciclati e oggi proliferano, cambiando nome”.

Continuava il Dottore Spadafora : “Secondo il dettato costituzionale, però, la povertà materiale non giustifica la sottrazione dei figli ai genitori naturali”.

“Bambini alle prese con la perversa burocrazia tricolore già a uno, due, tre anni, comunque privati dell’amore e dell’affetto dei propri cari per alimentare gli affari”.

“I minori italiani entrano in una struttura denominata con un facile eufemismo “casa-famiglia”, in attesa di tornare a casa o essere adottati, e non sanno mai quando ne usciranno”.

“Incastrati fino a 18 anni, in un microcosmo nebuloso, dove subiscono violenze psicologiche e fisiche, nonché deprivazioni affettive : cooperative, istituzioni, servizi sociali e tribunali in cui circolano fiumi di denaro pubblico”.

In Italia la banca dati prevista dalla legge numero 149 del 2001 risulta non essere ancora operativa, questo grave inadempimento delle istituzioni è un comportamento che evidenzia una volontà nel non volere fornire una trasparenza oggettiva, in merito al grave improprio che puntualmente si verifica, sempre a discapito dei bambini e delle loro famiglie, per questo motivo in Italia le strutture per minori sono un mondo oscuro, dimenticato dalla legge che deve fare riflettere l’opinione pubblica, scuotere le coscienze affinché questo business sia interrotto totalmente, dai cittadini.

Per fornire il quadro reale e sconvolgente di tale scempio ci teniamo a riportare altre dichiarazioni del Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza Vincenzo Spadafora, (in carica nel 2015) : “ora sappiamo che al 31 dicembre 2014 i minorenni a vario titolo collocati nelle comunità erano 19mila, ma da questa cifra mancano i dati dei ragazzi collocati nelle famiglie affidatarie, che in base ai report passati erano più o meno lo stesso numero di quelli inseriti nelle comunità”.

“Le strutture conteggiate sono 3.192, senza una differenziazione per tipologia, inoltre in alcune regioni le autorità amministrative e sanitarie che autorizzano le aperture delle comunità per i minori, non ne danno comunicazione alle procure, quindi i dati risultano incompleti”.

Continua il Garante : “Gli altri numeri a disposizione sono quelli del ministero del Lavoro e delle politiche sociali: i dati relativi al 2010 parlano della presenza di circa 40mila minori fuori famiglie”.

Un aggiornamento che risale al 2012 registrava 29mila bambini nelle strutture, ma nel conteggio generale mancavano Lazio, Abruzzo, Basilicata e Calabria, e non veniva considerato il flusso di altri 10mila bambini, che nel frattempo erano stati allontanati dalla loro famiglia.

Sempre inerente all’anno 2012, c’era anche un’indagine Istat, che conteggiava 11.571 presidi socio-assistenziali e socio-sanitari, con circa 373mila posti letto, di cui il 38% occupati da minori.

Pertanto conteggi approssimativi, nessuno sa quanti siano davvero i bambini in mano alle strutture per minori, oggi in Italia.

Merce, questo rappresentano i bambini per le istituzioni, che insieme a tutti i loschi personaggi, facenti parte di questo business, si adoperano per tenere nell’ombra la sorte di questi minori, per un bieco tornaconto personale.

Ecco cosa sono i bambini per queste persone incivili e senza scrupoli, migliaia e migliaia di banconote con le gambe.

Cosa si aspetta a chiudere tutte queste cooperative e case famiglia ?

Correva l’anno 2013 quando l’ex Giudice ora Avvocato Francesco Morcavallo, decise di dimettersi dalla carica di magistrato.

Da settembre 2009 Maggio 2013, aveva prestava servizio in qualità di magistrato, presso il Tribunale dei Minorenni di Bologna, periodo in cui emerse l’inchiesta dei “diavoli della Val d’Enza”, proprio quando i servizi sociali erano finiti sotto accusa nell’ambito dell’inchiesta soprannominata “Angeli e Demoni”, fu proprio questo ex magistrato, assieme a due colleghi a denunciare le irregolarità sugli affidi illeciti di minori.

Bambini strappati alle proprie famiglie grazie al Tribunale dei Minorenni.

Sparivano fascicoli, i giudici onesti che decidevano di riassegnare i bambini alle proprie famiglie naturali, si vedevano revocare il provvedimento da altri giudici disonesti, palesando tutte le iniquità che avvengono dentro i Tribunali dei minorenni.

Estrapoliamo una dichiarazione rilasciata all’epoca alla stampa dall’ex giudice Morcavallo : “Quando arrivano le segnalazioni dei servizi sociali non c’era e non c’è una verifica, il giudice deve accertare i fatti, ma questo non veniva fatto”.

“Dopo la mia segnalazione, ci sono stati dei veri e propri provvedimenti nei miei confronti, poi annullati dalla cassazione”.

“Dopo aver preso atto di tutte queste anomali ho deciso di lasciare il Tribunale dei minorenni, troppe cose non tornavano, non ce la facevo più, era troppo doloroso trovarsi ad operare consapevole di essere al centro di un sistema del genere, senza riuscire a fare niente, è disumano, ho dovuto dimettermi”

Com’è possibile che questo ex Giudice ed altri due colleghi, pur avendo denunciato tutto al Csm, alla procura Generale, alla Corte di Cassazione, nonché a tutte le autorità di garanzia, che nessuno sia intervenuto ?

Ad oggi solo la procura di Reggio Emilia è intervenuta prontamente.

E’ criminoso che all’interno di queste istituzioni operino gli stessi referenti politici, che gestiscono questo sistema assurdo.

Come può un criminale asservito a questo sistema infernale, giudicare un innocente ?

Eppure questi disonesti sono ancora lì, non sono arrivate dimissioni e nemmeno scuse per gli scempi commessi.

Perfino dopo le sentenze dei Tribunali gli assistenti sociali erano liberi di continuare a portare avanti i  propri interessi, perché a conferirgli questo potere erano proprio i giudici del Tribunale dei minorenni.

Sappiamo benissimo che un assistente sociale per legge, può allontanare un bambino dalla propria famiglia per il periodo dell’ urgenza,  vale a dire massimo per pochi giorni, periodo che, per essere prolungato necessita di una decisione di un giudice.

I terapeuti, gli psicologi, non hanno assolutamente gli strumenti giuridici per costringere la famiglia a soggiacere a quel trattamento.

Correva l’anno 2020, era il mese di Dicembre quando scoppiò un altro scandalo : un bimbo era stato imbottito di calmanti, affinché non desse problemi.

Questo particolare e molti altri venivano forniti da una professionista dei servizi sociali, che con la sua testimonianza raccontava fatti terribili, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Massa, che dopo 2 anni ha portato all’arresto di 8 persone, con l’accusa di corruzione, ed all’iscrizione di 16 persone, nel registro degli indagati.

Ai domiciliari finì anche il sindaco di Villafranca in Lunigiana Filippo Bellesi, oltre che i responsabili della Cooperativa Serinper, che aveva sviluppato i suoi tentacoli tra Massa, Montignoso e Lunigiana, con case famiglia, che inglobava minori.

Il sindaco di Villafranca Bellesi come si legge dall’ordinanza della Procura della Repubblica, non era solo accusato di aver concesso autorizzazione in deroga, al fine di continuare a fare operare la Serinper presso la struttura “Casa di Bastian” sita nel Comune di Villafranca, nonostante il personale del Comune e della commissione di vigilanza della Asl, avessero segnalato le gravi carenze strutturali dell’edificio, ma ne avrebbe ricavato in cambio tre assunzioni, per i suoi amici di lunga data.

Il 24 Marzo 2021 pensate un po’ la Prefettura di Massa Carrara Marta Baldasseroni, dopo le indagini preliminari ha deciso di revocarne gli arresti domiciliari a questo Sindaco reintegrandolo nel ruolo di primo cittadino, mentre la casa di accoglienza “Casa di luna”, a Villafranca, gestita sempre dalla cooperativa Serinper, è ancora aperta, nonostante il Comune e Asl avessero chiesto la sospensione dell’attività.

Tra gli indagati pure il presidente della Provincia e sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti, il presidente del consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti, dirigenti pubblici e anche Rosa Russo, giudice onorario del Tribunale di minori di Firenze.

Alla lunga lista si aggiunge anche l’assessore al Sociale di Montignoso, Giorgia Podestà a cui viene contestato il favoreggiamento nell’apertura di una nuova struttura, in cambio di assunzioni.

Terrificanti i fatti emersi da questa inchiesta : bambini fragili trattati come carne da macello, privati pure dei servizi primari, infatti a loro poco importava se avessero freddo, fame, veniva loro impedito tutto pure, di essere dei bambini.

Dalle testimonianze emergono particolari inquietanti : i bimbi non potevano mai giocare fuori, nonostante vi fosse a disposizione per loro un giardino molto grande, il frigorifero era quasi sempre vuoto, facevano la spesa una volta la settimana, e molte volte capitava che i bimbi dovessero dividersi i pasti.

Un bambino che dimostrava uno stato d’agitazione, comprensibile in un lager del genere, venne imbottito di tranquillanti perché si calmasse e non desse più problemi.

Intercettazioni choc contenute agli atti dell’udienza preliminare della casa famiglia lager gestita da Serinper ai danni di bambini disabili o affetti da alcune patologie : una operatrice : “Forse ho sbagliato a fare la terapia le ho dato delle goccine che non doveva avere […] così si sente male, guarda dovrò costituirmi (e i carabinieri annotano che la donna ride, ndr)”.

L’altra le risponde: “Gliene hai date di più? Meglio, meglio: dai, è uguale”.

E che dire della grave accusa che la Procura rivolge all’ex giudice Rosa Russo, all’epoca giudice onoraria del Tribunale per i Minorenni di a Firenze accusata dai pm di :“aver violato in modo sistematico e continuativo i suoi doveri d’ufficio, avrebbe riferito ai dirigenti della Serinper l’esistenza delle indagini e avrebbe omesso di segnalare al Tribunale per i minori “le gravi irregolarità di cui aveva avuto notizia diretta”.

Dall’inchiesta emergevano le connivenze e favoritismi che legano politica, sanità, ed anche giustizia. Tutti uniti per un unico obiettivo aumentare i guadagni, la vita di questi piccoli ospiti calpestata, pur di barattare assunzioni.

I bimbi venivano ammassati in questi lager chiamate casa famiglia, e mangiavano poco o niente, in nome di un profitto fatto d’inciviltà e crimine abbietto.

Questi criminali ci tenevano ad accogliere più minori, di quanto la struttura potesse ospitare, in una struttura fatiscente con gravi carenze strutturali.

Ed ecco che il 27 Aprile 2021 spuntano altre frasi choc contenute nell’informativa dei carabinieri inerenti all’inchiesta Serinper : “Se facciamo prendere la residenza agli ospiti di troppe strutture presenti sul territorio, riempirebbero di feccia la città”, frase che gli inquirenti hanno attribuito ad uno dei titolari della cooperativa lager, Alessio Zoppi, mentre si rivolge al consigliere regionale del Pd Giacomo Bugliani.

Dei legami tra Bugliani la cooperativa Serinper si parla per la prima volta nel dicembre del 2020, quando i responsabili della Serinper, insieme ad altre cinque persone finiscono ai domiciliari, una trama tentacolare degna di un’associazione a stampo mafioso, che legava alcuni politici, dipendenti comunali, dipendenti delle Asl, con la cooperativa degli orrori, Serinper.

Grazie a questa rete criminosa, la Serinper riusciva a sapere in anticipo la data dei controlli, promettendo addirittura assunzioni a chi da bravo spione li informava.

In definitiva pensate un po’ che nel registro degli indagati il nome del consigliere Giacomo Bugliani del Pd, e di sua sorella Silvia, dipendente della cooperativa, non c’è, infatti il nome del consigliere compare solo negli atti, che riguardano alcune intercettazioni.

Il suddetto però avrebbe contribuito all’apertura della “Numeri complessi”, attivandosi come si legge negli atti, non soltanto per riabilitare una domanda che fino a quel momento era stata considerata nulla, ma anche per “schedare” i componenti della commissione regionale che si sarebbero occupati dei sopralluoghi, avanzando pure richieste di assunzioni nella cooperativa, in particolare quella di un ragazzo, come aiuto cuoco.

Intanto è stato chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone tra cui lo stesso Zoppi uno dei titolari della cooperativa Serinper, e per il presidente del consiglio comunale di Massa Stefano Benedetti, di Forza Italia.

Intanto il Benassi ex vicepresidente della cooperativa Serinper durante un’intercettazione ci dà modo di capire cosa significa avere una “mentalità da carcere” mentre parla con la moglie riferendosi a Francesco Mangiaracina esponente della Lega a Massa, divenuto scomodo per Benassi perché a suo dire disturbava il suo illecito business : “Dopo viene fuori il comunista che è in me… di quelli con la pistola, addio addio…Signore fai che non venga fuori”, come se non bastasse, Tamara Pucciarelli – moglie di Benassi replica così durante la conversazione con il marito, intercettata dagli inquirenti: “Speriamo che qualcuno però si alzi la mattina, che non sia tu…ma che qualcuno si alzi…che due pistolettate?”, verrebbe da dire per citare un detto popolare italiano: “non si piglia chi non si rassomiglia”.

Ma quando si tratta di un individuo come Benassi non si possono omettere le altre bieche intercettazioni raccolte a cavallo tra il 2020 e il 2021, che ci fanno capire la differenza sostanziale tra un essere umano ed una bestia, in questa occasione si riferiva a bambini ospiti della struttura affetti da problemi psicologici : “Sono i soliti psichiatrici di merda !- andrebbero sciolti nell’acido, ma poi non avremmo di che vivere : ci toccherebbe fare chissà cosa…”, – “A zampate… a calci in bocca… quel marocchino di merda qual’ è ! Se c’avete bisogno chiamatemi che vengo a trascinarlo fuori dal cancello per gli orecchi”.

Inoltre, oltre alla privazione di tutto anche del cibo, secondo gli inquirenti, la frutta data alla Serinper era gratis e proveniva dalle rimanenze di un fruttivendolo amico di un parroco, la cui nipote era stata assunta dalla cooperativa, tutta frutta ormai marcia, che al mercato non si poteva più vendere, da qui le deplorevoli raccomandazioni del parroco intercettato: “Fate attenzione ai controlli”, e della dipendente che lo tranquillizza : “La consumiamo di sabato e domenica, quando i controlli non vengono”.

E che dire delle intercettazioni di due dipendenti di casa Sonrisa, discutendo sull’arrivo di un nuovo ospite per il quale non c’era neanche un  letto disponibile :  “C’ è sempre il divano, o il pavimento”, sghignazza una delle due – “se ci fanno una segnalazione, l’ ufficio d’ igiene ci chiude : io il mio bambino a dormire lì non ce lo metterei !”.

Gli inquirenti annotarono che molti materassi erano «macchiati di urine e sangue», e che i bambini a volte dormivano in una sorta di “cassettoni estraibili” che uscivano dagli armadi, senza lenzuola, senza piumone, e nella sporcizia.

Già poco prima di Natale 2020 le mamme ospiti della cooperativa “Serinperavevano denunciato di essere rimaste senza cibo all’interno della struttura, quando le inchieste erano già in atto, ma ad oggi la Giustizia sembra non esistere.

Era il 29 settembre 2014 quando una madre reclusa dentro una casa famiglia sita a Stiava, Massarosa gestita sempre dalla stessa cooperativa degli orrori Serinper, vide per l’ultima volta il suo bambino di appena 18 mesi, ucciso dalla custode della cooperativa, alla guida dell’automobile che schiacciò quel povero bambino.

La vicenda ha dell’assurdo nessuno dei titolari della struttura fu indagato, a processo finirono solo la custode, alla guida dell’auto aziendale che travolse il bambino, e la madre del piccolo, accusata di omicidio colposo, e abbandono di minore.

Estrapoliamo una parte delle dichiarazioni rilasciate da questa mamma :Ho raccontato questa storia mille volte, a carabinieri, polizia, giudici e procuratori, quel pomeriggio mi fecero stare in cucina a fare i caffè per alcuni operai che stavano lavorando in giardino, ci trattavano come schiave e domestiche”.

“Eravamo ai loro ordini, mio figlio aveva solo 18 mesi, per eseguire il compito che mi avevano dato lo lasciai in giardino con una educatrice”.

“Lo chiamai, più volte, dalla cucina per dirgli di seguirmi, ma lui volle rimanere fuori a giocare con un’altra bambina”.

“Il tempo di lavare tre tazze, ho sentito urlare, ho visto l’educatrice spuntare da un angolo con in mano un cellulare, sono corsa in giardino ed ho visto mio figlio a terra, in una pozza di sangue”.

L’interrogatorio alla caserma dei carabinieri di Viareggio, poi le indagini, e la richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Lucca dall’allora pm Piero Capizzoto, lo stesso che oggi guida la Procura di Massa Carrara e coordina le indagini sulla Serinper, per la custode che guidava l’auto e per la madre, accusata di omicidio colposo e omessa vigilanza, in primo grado la madre fu condannata a due mesi di reclusione, pena sospesa, e poi in appello fu assolta.

Il processo poi si fermò, la responsabile della morte del bambino morì in seguito ad una grave malattia.

La morte del bimbo è costata alla madre anni di incubi, attacchi di panico, ricoveri e cure psichiatriche.

Questa madre a cui hanno ucciso il proprio figlioletto continua : “Per loro eravamo solo povere pazze, incapaci di accudire i nostri figli, ricordo come fosse ieri la notte della morte del mio bambino, ero piena di tranquillanti, mi chiusero in stanza con una educatrice per evitare che uscissi e mi facessi del male, o cercassi di farne a chi lo aveva investito, venne da me uno dei titolari della struttura, mi chiese se mio figlio, di soli 18 mesi, avesse mai manifestato il desiderio di suicidarsi”.

“Capii che avrebbero fatto di tutto per sottrarsi a ogni responsabilità, quando controllare i bambini della struttura era loro preciso compito”.

Alla luce di questi nuovi elementi emersi sull’inidoneità di questa struttura, e sull’indubbia professionalità dimostrata dagli operatori e responsabili, i legali di questa mamma chiedono che il processo venga riaperto, sondando le metodologie di recupero degli ospiti, che francamente anche a noi, sembrano avulse da qualsiasi protocollo medico, eppure civile, o umano.

Per arrivare ai giorni nostri un caso dell’Aquila che risale a Gennaio 2022, seguito dall’Avvocato Miraglia, dove una psicologa che segue una ragazzina, fa parte anche del Collegio Giudicante al Tribunale dei Minorenni dell’Aquila, che sembrerebbe essere pure responsabile di alcune case famiglia.

“Ma com’è possibile – afferma l’Avvocato Miraglia – “che il Tribunale dei Minorenni dell’Aquila abbia permesso che uno dei magistrati che ha sentenziato, fosse  nientemeno che la psicoterapeuta della ragazzina, che l’aveva pure preparata ad affrontare l’udienza nella quale era stata sentita nel corso dell’incidente probatorio”.

Conclude l’Avvocato Miraglia : “ci auspichiamo che il primo a fare chiarezza sulla vicenda sia il Consiglio Superiore della Magistratura e il ministero della Giustizia : questo doppio anzi triplo ruolo mina la terzietà del Collegio Giudicante, che ha deciso sulla vita di 3 bambini, sorella e fratellini stravolgendole, con le conseguenze che questo comporta e comporterà”.

 

E per rimanere in tema di giudici accusati di corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio e auto-riciclaggio, allora dobbiamo parlare di un giudice brindisino G. Galiano, la notizia risale a Maggio 2021, ora si trova agli arresti domiciliari, per tutte le accuse sopraccitate.

In tutto 21 indagati : l’ex moglie del giudice in questione Federica Spina; l’imprenditore Massimo Bianco, titolare della Soavegel; il commercialista di Francavilla Fontana Oreste Milizia PepeAnnalisa Formosi, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Brindisi; l’avvocato Francesco Spina.

Ed altri due magistrati: Francesco Giliberti (in servizio a Brindisi) e Giuseppe Marseglia (in servizio al Tribunale civile di Bari).

Ai 21 indagati vengono contestate a vario titolo le ipotesi di corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio e auto-riciclaggio.

Secondo la Procura di Potenza, Galiano avrebbe dirottato processi in cambio di denaro, distribuito consulenze a persone a lui vicine, avrebbe incassato parte dei risarcimenti fatti liquidare da compagnie di assicurazioni, ad alcune famiglie.

In particolare parte del risarcimento di una giovane donna morta in un incidente stradale, e quello di un bambino disabile, ottenendo nel primo caso 300mila euro, e nel secondo 150mila.

Era Novembre 2021, quando Cristina Maggia, presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf), nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori asserì quanto segue : “Parlo della mia esperienza, perché è vero che sono presidente dell’Associazione, ma non so cosa fanno miei colleghi in tutta Italia, i C.t.u. (consulenti tecnici d’ufficio), non sono tutti uguali: alcuni sono provati, sanno approfondire, altri meno”. 

Insomma se nemmeno su alcuni giudici si può contare, e se la Giustizia non si vuole occupare di questi impropri, in qualche modo dovremo pur salvare questi bambini, ed è per questo che dobbiamo unirci per distruggere questo business.

 

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