Quattordicenne Violena e autodistruttiva abbandonata dalle istituzioni
Drammatico caso in provincia di Macerata svela i paradossi del sistema di tutela dei minori. Avvocato Miraglia: «Ragazzi tranquilli tolti alle famiglie, quelli complicati lasciati allo sbando» MACERATA (9 giugno 2026). La rete di protezione istituzionale attorno ai minori mostra le ennesime crepe in provincia di Macerata, dove la vicenda di una quattordicenne in stato di grave vulnerabilità sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza. Attraverso un'istanza urgente presentata al Tribunale per i Minorenni di Ancona, l’avvocato Francesco Miraglia, legale della famiglia della ragazza, ha sollevato pesanti accuse nei confronti dei Servizi sociali, delle forze dell'ordine e delle strutture sanitarie, denunciando una situazione di totale inerzia e omissione davanti a un pericolo concreto, attuale e in rapido aggravamento. E chiede con assoluta fermezza che venga data immediata e concreta attuazione al provvedimento già emesso dallo stesso Tribunale,
Bergamo, una malattia genetica scambiata per maltrattamento: il dramma di due fratellini allontanati da casa. Miraglia attacca: «Servizi sociali fuori controllo, rischio adozione mascherata
Sua Sede BERGAMO (2 giugno 2026). Una grave patologia genetica inizialmente scambiata per maltrattamento, il silenzio delle istituzioni e il timore che un affido temporaneo possa trasformarsi, nei fatti, in una forma di adozione mascherata. È la denuncia dei genitori di due bambini bergamaschi di cinque e quattro anni, allontanati da casa da quasi cinque anni su provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Brescia. Una vicenda complessa che ora approda sul tavolo del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lombardia, mentre la famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Miraglia, denuncia uno stallo istituzionale ritenuto inspiegabile e potenzialmente dannoso per l’equilibrio affettivo e psicologico dei minori. Tutto ha inizio quasi cinque anni fa con il ricovero del figlio più piccolo, allora di appena un mese e dodici giorni, giunto al pronto soccorso con crisi convulsive ed ematomi. Il primo sospetto dei medici si
“Non le hanno detto che la bisnonna era morta: per i servizi sociali questo basterebbe a togliere una bimba alla sua famiglia”
Audio shock e denuncia contro comunità e assistenti sociali: genitori e nonni accusano relazioni distorte e pressioni psicologiche LA SPEZIA (6 Maggio 2026). Una bambina di appena tre anni, collocata sin dalla nascita in comunità su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Genova, rischia oggi di essere trasferita presso un’altra famiglia sulla base di relazioni che i genitori e i nonni definiscono gravemente distorte, parziali e non aderenti alla realtà. La minore vive attualmente all’interno della comunità insieme alla madre, ma anche questa permanenza sarebbe oggi in discussione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, infatti, la struttura avrebbe chiesto le dimissioni della madre dopo che quest’ultima avrebbe iniziato a contestare apertamente il comportamento degli operatori, le modalità con cui venivano gestiti i rapporti con la figlia e le ricostruzioni contenute nelle relazioni inviate al Tribunale. Una presa di posizione che, secondo i
Via dalla comunità, si torna a casa”: il Tribunale ribalta il caso e restituisce il minore alla famiglia. “Le misure non possono diventare una prigione”
Venezia, 20 aprile 2026 – Un bambino che chiedeva di restare a casa. Una famiglia consi-derata fragile che oggi viene ritenuta idonea. E una comunità che, da soluzione tempora-nea, rischiava di trasformarsi in permanenza indefinita. È su questo equilibrio che interviene il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che con un decreto netto ha disposto la revoca del collocamento in comunità e il rientro del minore nel proprio contesto familiare, riconoscendo che la misura, alla luce dei fatti aggiornati, non è più giustificata. Il provvedimento segna un cambio di passo preciso: il giudice prende atto che il quadro è evoluto. Il bambino è sereno, mantiene un legame stabile e significativo con entrambi i genitori e manifesta chiaramente la volontà di vivere in famiglia. Parallelamente, i geni-tori hanno dimostrato, nei fatti, un percorso concreto di recupero, fatto di collaborazione, responsabilità e progressiva
Dalla comunità alla famiglia: la vicenda di un minore tra errori, sofferenze e il ritorno alla responsabilità genitoriale
Trieste 15 aprile 2026– Una storia complessa, segnata da anni di interventi istituzionali, decisioni discutibili e passaggi critici, che si chiude con una svolta netta: il Tribunale per i Minorenni di Trieste ha disposto la reintegrazione piena della responsabilità genitoriale in capo ai genitori e il definitivo rientro del minore nel proprio contesto familiare. Il procedimento prende avvio nel 2021, a seguito di una segnalazione che evidenziava fragilità nel nucleo familiare, con difficoltà relazionali e criticità personali che portano all’attivazione del si-stema di tutela. L’intervento segue il percorso tipico della giustizia minorile: presa in carico, mo-nitoraggio e progressiva intensificazione delle misure, fino alla decisione più invasiva, ovvero il collocamento del minore in una comunità educativa. È in questa fase che la vicenda assume contorni problematici. Secondo quanto emerge dagli atti difensivi e dalla ricostruzione documentale, il collocamento in struttura non viene accompagnato da
Bucarest, a Palazzo Italia presentato “L’avvocato dei bambini”: Francesco Miraglia protagonista del confronto europeo sulla tutela dei minori
Bucarest – Presso Palazzo Italia, nella capitale romena, si è svolta la presentazione del volume “L’avvocato dei bambini”, scritto dall’avvocato Francesco Miraglia, da anni impegnato nella tutela dei diritti dei minori e delle famiglie nei procedimenti che riguardano l’affidamento, l’allontanamento e la protezione dell’infanzia. L’incontro ha rappresentato molto più di una semplice presentazione editoriale. L’appuntamento si è infatti trasformato in un momento di confronto internazionale tra Italia e Romania sui modelli di tutela dei minori, sulle garanzie procedurali nei procedimenti minorili e sulle criticità operative che possono emergere nel rapporto tra autorità giudiziaria, servizi sociali e famiglie. Al centro del dibattito la figura dell’avvocato Francesco Miraglia, autore del libro e protagonista di numerose iniziative giuridiche e culturali dedicate alla difesa dei diritti dei bambini e al rispetto del principio di bigenitorialità, tema sempre più centrale nel panorama della giustizia minorile europea. Nel corso
Nello zaino libri e coltelli
Di Sara Spoletini Secondo i dati del Viminale nel 2024 le lesioni dolose, in cui rientrano anche gli accoltellamenti, sono aumentate del 5,8%. La diffusione delle armi bianche tra i giovani è sempre più diffuso, dovremmo interrogarci se i ragazzi le usano per noia, per rabbia o per uccidere. Le lame sono diventate il simbolo di una generazione, quella a cui la pandemia ha lasciato incertezze, insicurezze e isolamento. Le lame sono diventato il mezzo attraverso cui i ragazzi gridano il proprio disagio a stare al passo con una società che non li ascolta, quella società a cui fanno fatica a stare dietro, a comprenderne le regole, a trovare un posto in essa. L'allarme riguarda soprattutto il Centro Nord: nelle grandi città aumentano le lesioni causate da minori e si allunga l'elenco di violenze tra i banchi, recentemente i fatti accaduti a La Spezia
La mamma brasiliana non perde la figlia: il Tribunale di Torino dichiara il non luogo a provvedere sull’adottabilità e restituisce dignità alla famiglia d’origine
(Torino 12 novembre) Una storia di dolore, distanza e incomprensione culturale si conclude con un pronunciamento che restituisce umanità e giustizia. Il Tribunale per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta ha infatti dichiarato il non luogo a provvedere sulla richiesta di adottabilità di una bambina di due anni, di-sponendone l’affidamento ai familiari materni. Una decisione che segna un punto di svolta nel modo di intendere la tutela dei minori e riafferma con forza il principio secondo cui l’adozione deve rap-presentare una soluzione estrema, mai un automatismo. La sentenza giunge al termine di un percorso lungo e complesso, che ha visto una madre di origine brasiliana affrontare un sistema che troppo spesso non ha saputo comprenderla né accompagnarla. Giunta in Italia in condizioni di grande fragilità personale e sociale, la donna si è trovata immersa in un contesto istituzionale rigido e
La verità alla fine vince sempre: sconfessati i Servizi Sociali, il Tribunale dichiara il non luogo a procedere per l’adottabilità e dispone il rientro a casa della minore
Una decisione di grande valore umano e giuridico segna oggi una svolta importante nella giustizia minorile. Il Tribunale per i Minorenni ha infatti respinto la richiesta di dichiarare lo stato di adottabilità di una bambina e ha disposto il suo rientro presso la madre e i nonni materni, accogliendo integralmente le tesi difensive sostenute dall’Avv. Miraglia. Dopo anni di relazioni contraddittorie, giudizi affrettati e una lunga fase di incertezza, la verità è finalmente emersa, restituendo alla bambina il diritto di crescere tra gli affetti autentici della propria famiglia. La sentenza sconfessa apertamente l’operato dei Servizi Sociali, il cui atteggiamento è stato definito “pregiudizievole, parziale e non rispondente alla realtà dei fatti”. I giudici hanno riconosciuto che per troppo tempo la famiglia è stata oggetto di una valutazione distorta, basata su percezioni e non su elementi concreti, e che tale impostazione ha
E tu, come stai?
di Sara Spoletini (Sociologa) Il” come stai?” è una delle domande frequenti all’inizio di una giornata con familiari, amici, colleghi e conoscenti. Lo diciamo mentre ci guardiamo negli occhi, attraverso una chiamata al telefono o un messaggio, eppure nella maggior parte di casi la risposta è da copione, ossia “tutto bene, e tu?” Si rimanda all’altro la posizione scomoda di dover rispondere ad una delle domande più complesse che ci si possa fare. Quanto siamo in grado di dire ai nostri interlocutori davvero come stiamo e come ci sentiamo? La risposta è che forse è difficile fidarsi, è difficile parlare per paura di essere giudicati in questa società in cui l’immagine è tutto, nella società in cui i social hanno costruito la solitudine collettiva. Tanti amici e nessun confidente, tante relazioni e nessuna speciale. Prendiamo un bel respiro e affrontiamo le fragilità di