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 • Evidenza  • “Non le hanno detto che la bisnonna era morta: per i servizi sociali questo basterebbe a togliere una bimba alla sua famiglia”

“Non le hanno detto che la bisnonna era morta: per i servizi sociali questo basterebbe a togliere una bimba alla sua famiglia”

Audio shock e denuncia contro comunità e assistenti sociali: genitori e nonni accusano relazioni distorte e pressioni psicologiche

LA SPEZIA (6 Maggio 2026). Una bambina di appena tre anni, collocata sin dalla nascita in comunità su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Genova, rischia oggi di essere trasferita presso un’altra famiglia sulla base di relazioni che i genitori e i nonni definiscono gravemente distorte, parziali e non aderenti alla realtà.
La minore vive attualmente all’interno della comunità insieme alla madre, ma anche questa permanenza sarebbe oggi in discussione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, infatti, la struttura avrebbe chiesto le dimissioni della madre dopo che quest’ultima avrebbe iniziato a contestare apertamente il comportamento degli operatori, le modalità con cui venivano gestiti i rapporti con la figlia e le ricostruzioni contenute nelle relazioni inviate al Tribunale. Una presa di posizione che, secondo i parenti e la difesa, avrebbe ulteriormente aggravato il clima di tensione all’interno della struttura.
Per questo motivo, i genitori della minore e i nonni paterni hanno presentato una formale denuncia-querela alla Procura della Repubblica della Spezia contro psicologi, assistenti sociali e operatori della comunità, ipotizzando i reati di falso ideologico in atto pubblico ex artt. 479 e 481 c.p., violenza privata ex art. 610 c.p. e omissione di atti d’ufficio ex art. 328 c.p.
Secondo quanto emerge dalla denuncia, il cuore della vicenda sarebbe rappresentato dalla clamorosa difformità tra le relazioni depositate agli atti del Tribunale e il contenuto reale dei colloqui registrati tra gli operatori e la famiglia. Le registrazioni audio integrali, trascritte all’interno della consulenza tecnica di parte, mostrerebbero infatti conversazioni riportate in modo selettivo e parziale, con omissioni delle contestazioni dei familiari e una sistematica enfatizzazione degli aspetti negativi, ignorando invece gli elementi favorevoli emersi durante gli incontri protetti.
Secondo la denuncia, le stesse schede osservative descriverebbero una bambina serena, affettuosa e profondamente legata al padre e ai nonni, con continui momenti di gioco, abbracci, ricerca del contatto fisico e relazioni positive, dati che tuttavia sarebbero stati ridimensionati o omessi nelle relazioni conclusive trasmesse al Tribunale.
Particolarmente grave, secondo i familiari, sarebbe quanto emerso nel corso dell’ultima udienza davanti al Tribunale per i Minorenni, durante la quale gli assistenti sociali avrebbero ribadito la presunta incapacità genitoriale e l’inadeguatezza anche dei nonni paterni – che in subordine avevano chiesto l’affidamento della minore – sostenendo che tali carenze deriverebbero dal fatto che, dopo la morte della bisnonna paterna, i familiari non avrebbero detto immediatamente la verità alla bambina di tre anni, spiegandole invece che la donna fosse “in vacanza”.
Secondo quanto riferito dai familiari, un ulteriore elemento valorizzato negativamente dai servizi sociali sarebbe stato il fatto che, durante le festività pasquali, la bambina abbia trascorso un breve tempo con l’altra bisnonna senza che il servizio avesse dato l’autorizzazione. Circostanza che, secondo la famiglia e la difesa, dimostrerebbe il livello ormai estremo e ideologico delle contestazioni mosse contro il nucleo familiare, arrivando a trasformare normali dinamiche affettive e relazionali in presunti indicatori di inadeguatezza.
Nella denuncia vengono inoltre riportate pesanti contestazioni sulle condizioni della comunità dove la bambina vive con la madre. I familiari descrivono un clima fortemente conflittuale e intimidatorio, caratterizzato – a loro dire – da atteggiamenti aggressivi da parte di alcuni operatori, scarsa cura degli ambienti, problemi igienici e modalità relazionali giudicate non compatibili con il benessere di minori molto piccoli.
Secondo la querela, le pressioni esercitate sulla madre sarebbero arrivate persino a interferire con la libertà difensiva della donna. Le registrazioni riportano infatti frasi rivolte dagli operatori alla madre come: “Hai capito che devi cambiare avvocato?” oppure “Se tu ti presenti con l’avvocato del padre risultate coppia”. Circostanze che la denuncia considera estremamente gravi perché idonee a condizionare le scelte personali e processuali della donna.
I familiari, assistiti dall’Avv. Francesco Miraglia, chiedono ora che la Procura e il Tribunale verifichino integralmente la corrispondenza tra quanto realmente avvenuto durante gli incontri e quanto successivamente trascritto nelle relazioni ufficiali, contestando inoltre la richiesta di collocamento della bambina presso un altro nucleo familiare.
«I tribunali – dichiara l’Avv. Francesco Miraglia – non dovrebbero fidarsi ciecamente dei servizi sociali, che troppo spesso dimostrano di non essere né obiettivi né trasparenti. Da anni chiedo che venga finalmente istituito un sistema capace di controllare chi esercita un potere così invasivo sulla vita delle famiglie. Quando relazioni incomplete o distorte finiscono per determinare l’allontanamento di una bambina dalla propria famiglia biologica, non siamo più davanti a semplici errori tecnici: siamo davanti a un problema enorme di responsabilità istituzionale. In questa vicenda stiamo parlando del futuro di una bambina di tre anni e della possibilità concreta che cresca lontana dai propri genitori e dai propri nonni sulla base di una rappresentazione dei fatti che la famiglia sostiene essere falsa e manipolata»