Nello zaino libri e coltelli
Di Sara Spoletini
Secondo i dati del Viminale nel 2024 le lesioni dolose, in cui rientrano anche gli accoltellamenti, sono aumentate del 5,8%.
La diffusione delle armi bianche tra i giovani è sempre più diffuso, dovremmo interrogarci se i ragazzi le usano per noia, per rabbia o per uccidere.
Le lame sono diventate il simbolo di una generazione, quella a cui la pandemia ha lasciato incertezze, insicurezze e isolamento. Le lame sono diventato il mezzo attraverso cui i ragazzi gridano il proprio disagio a stare al passo con una società che non li ascolta, quella società a cui fanno fatica a stare dietro, a comprenderne le regole, a trovare un posto in essa.
L’allarme riguarda soprattutto il Centro Nord: nelle grandi città aumentano le lesioni causate da minori e si allunga l’elenco di violenze tra i banchi, recentemente i fatti accaduti a La Spezia e a Sora (FR) devono indurre alla riflessione. E ‘morto in ospedale il diciottenne Youssef Abanoub accoltellato in classe venerdì 16 gennaio da un compagno all’istituto Einaudi-Chiodo della Spezia, il giorno dopo a Sora uno studente di 17 anni è stato aggredito e ferito con un coltello davanti al liceo artistico “Antonio Valente” da un altro ragazzo. L’aggressione, avvenuta ieri pomeriggio all’uscita delle lezioni, ha fortunatamente avuto esiti non gravi per la vittima, ma ha richiesto un intervento rapido e decisivo delle forze dell’ordine, questi fatti si aggiungono ad una lista di violenze che hanno come vittima anche gli insegnanti.
A Sesto San Giovanni, a Nord di Milano, il 17 dicembre scorso un ragazzo di 18 anni è stato accoltellato da tre giovani fuori dall’istituto De Nicola. Il 17 settembre a Napoli uno studente dell’istituto tecnico Alessandro Volta è stato preso a martellate da un 17enne prima di entrare a scuola, in piazza Santa Maria della Fede. Nel febbraio del 2024 un’insegnante dell’istituto Enaip di Varese è stata accoltellata da uno studente 17enne. Un caso fotocopia di quello del maggio 2023 in una scuola di Abbiategrasso, quando un alunno piantò la lama di un coltello da sopravvivenza nella schiena di una professoressa.
La violenza è sempre stata un canale di espressione, di affermazione disfunzionale di sé ma oggi ci sono modalità mai viste. C’è una normalizzazione dell’uso delle armi bianche che non abbiamo mai registrato negli ultimi quarant’anni.
Dobbiamo riflettere sul fatto che le lame sono tutte in mano ai maschi. Possedere una lama è una prosecuzione o un completamento chiaramente disfunzionale della propria maschilità. Ma chi gliel’ha insegnato? Dove hanno imparato che mettere una lama nello zaino è normale o persino desiderabile? Il cosiddetto “ferro” così raccontato nelle serie TV è un concetto che è entrato a far parte degli adolescenti.
I ragazzi dopo la pandemia si sono chiusi in casa giocando con videogiochi guardando video e serie, spesso legate a racconti di violenza e si sa che vedere serie violente non rende automaticamente violenti, ma l’esposizione ripetuta può desensibilizzare, abbassare le inibizioni e aumentare l’aggressività, specialmente in individui già predisposti o in sviluppo, influenzando l’amigdala e la corteccia prefrontale, potendo creare un circolo di insensibilità alla violenza e di perdita di controllo degli impulsi. L’impatto varia in base all’età e alla personalità, con bambini e giovani a rischio maggiore a causa della minore capacità di distinguere finzione da realtà.
Sul fronte della prevenzione e della repressione, già oggi nel caso si venga trovati con un coltello in tasca, oltre alla denuncia, con le attuali norme previste dal Decreto sicurezza, è previsto l’arresto facoltativo (se viene ravvisata una situazione di pericolo).
Siamo di fronte a segnali chiari di allarme , al pericolo reale che il divario generazionale sia più forte che in passato, che gli adulti e le istituzioni abbiano c perso l’autorevolezza per guidare le giovani generazioni verso il bene soggettivo e collettivo.