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Replica “Sorpreso a fare sesso con la Prof in carcere”

Gentile direttore de il Mattino di Padova,
chiedo cortese replica e rettifica per conto della mia assistita, che stamane, con sorpresa e anche dolore, ha trovato il proprio nome pubblicato nell’articolo a firma di Cristina Gene-sin.
La mia assistita, allo stato attuale, non è stata né processata né condannata e come tale merita il rispetto dovuto a chi è innocente, fino a prova contraria.
Senza contare che l’aver accostato il suo nome ad un episodio così grave – senza attende-re l’esito processuale e la dichiarazione di una presunta colpevolezza della mia assistita – ha nuociuto gravemente alla sua persona e alla sua professione.
Come potrà pensare di conservare il proprio impiego o trovarne di nuovi dopo che è stata trattata come una criminale, senza attendere il pronunciamento di un giudice? I fatti ripor-tati, poi, sono distorti e dissimili dalla realtà.
Sbattere “il mostro in prima pagina” con tanto di nome e cognome non è di fatto una vio-lenza, un “femminicidio”? Non contesto il diritto di cronaca, ma l’aver pubblicato per esteso le generalità della mia assistita è una forma di violenza, morale e civile, che lede il suo lavoro e la sua vita pubblica. Se fosse stato un uomo, gli si sarebbe riservato il mede-simo trattamento?
L’aver pubblicato le sue generalità nulla ha aggiunto alla narrazione della cronaca dei fat-ti, ma ha cagionato un danno morale e materiale alla signora.