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 • Evidenza  • Due fratellini in affido, denuncia alla Procura di Reggio Emilia: «Possibili segnali gravissimi ignorati per mesi»

Due fratellini in affido, denuncia alla Procura di Reggio Emilia: «Possibili segnali gravissimi ignorati per mesi»

(Ferrara- Reggio Emilia 27 luglio 2026) Due bambini di appena tre e quattro anni che manifestano ripetuti comportamenti sessualizzati. Uno di loro che, secondo la denuncia, indica spontaneamente il presunto autore di atti di natura sessuale nei suoi confronti. Una relazione tecnica che parla di “trauma attuale”, di “modelli francamente negativi” e di un intervento istituzionale definito “tecnicamente ampiamente criticabile”.
È questo il quadro descritto nella denuncia-querela depositata alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia da una madre, assistita dall’Avvocato Francesco Miraglia del Foro di Napoli Nord, che chiede di accertare se vi siano state omissioni nella tutela dei propri figli durante il periodo di affidamento.
Secondo quanto esposto nell’atto, il primo episodio risale al 27 febbraio 2026, quando, durante un incontro protetto, uno dei due bambini avrebbe manifestato un comportamento sessualizzato direttamente osservato e verbalizzato dagli operatori. Sempre secondo la denuncia, quell’episodio non avrebbe determinato alcuna segnalazione all’Autorità Giudiziaria né l’attivazione di misure immediate di protezione.
La querela riferisce inoltre che il bambino avrebbe poi indicato spontaneamente una persona come autore di comportamenti sessuali nei suoi confronti. Tale dichiarazione, riportata nella documentazione clinica, non avrebbe dato luogo, secondo l’esposto, né all’identificazione del soggetto indicato né all’avvio di immediate verifiche investigative.
Anche il fratello minore avrebbe manifestato ripetuti comportamenti sessualizzati e pronunciato espressioni ritenute incompatibili con la sua età, anch’esse documentate dagli operatori ma, secondo la denuncia, rimaste prive di adeguate iniziative di tutela.
A rafforzare il quadro richiamato nella denuncia vi è la relazione di un professionista già Direttore di Dipartimento dell’Università di Ferrara, che descrive una situazione caratterizzata da un “trauma attuale”, dalla presenza di “modelli francamente negativi” e da un intervento istituzionale ritenuto “tecnicamente ampiamente criticabile”.
Sulla base di tali elementi, la denuncia ipotizza, a vario titolo, i reati di omessa denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, maltrattamenti in concorso omissivo e ulteriori ipotesi di reato, chiedendo alla Procura l’audizione protetta del minore, l’identificazione della persona indicata dal bambino, l’acquisizione dell’intera documentazione e ogni misura necessaria a garantire la tutela dei due fratelli.
La vicenda presenta, secondo la denuncia, un ulteriore profilo di particolare rilievo. I fatti descritti, unitamente alla documentazione sanitaria e alle relazioni degli operatori, sarebbero già stati portati all’attenzione del Tribunale per i Minorenni competente. Nonostante ciò, il procedimento risulterebbe rinviato al mese di febbraio 2027, senza che siano stati nel frattempo adottati provvedimenti urgenti a tutela dei minori. Una circostanza che, qualora corrispondesse al vero, solleverebbe inevitabili interrogativi sull’effettività della tutela giudiziaria assicurata ai due bambini, a fronte di fatti che la stessa denuncia qualifica come estremamente gravi.
«Questa vicenda – dichiara l’Avvocato Francesco Miraglia – investe la credibilità dell’intero sistema di tutela dei minori. Quando sono gli stessi atti ufficiali a descrivere fatti di tale gravità, è doveroso accertare se chi era chiamato a proteggere questi bambini abbia fatto tutto ciò che la legge impone. Ancora più difficile da comprendere è che tali circostanze risultino già portate all’attenzione del Tribunale per i Minorenni e che, nonostante ciò, il procedimento sia stato rinviato fino a febbraio 2027 senza l’adozione, allo stato, di misure urgenti a tutela dei due fratellini. Se quanto denunciato dovesse trovare conferma, non ci troveremmo soltanto di fronte a eventuali responsabilità individuali, ma al possibile fallimento di un sistema che dovrebbe garantire la protezione dei più fragili. Confidiamo che la Procura svolga ogni accertamento con il massimo rigore. Ci auguriamo inoltre che anche l’Amministrazione comunale di Ferrara segua con attenzione questa vicenda e che, qualora emergessero criticità, vi sia la volontà di interrogarsi senza pregiudizi sul funzionamento dei servizi sociali. Le istituzioni si rafforzano quando cercano la verità e correggono i propri errori.»
Adesso spetterà alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia verificare il contenuto della denuncia, acquisire la documentazione richiamata nell’esposto e accertare se i fatti denunciati trovino effettivo riscontro. Qualora le circostanze rappresentate dovessero essere confermate, la vicenda riaprirebbe inevitabilmente il dibattito sul funzionamento del sistema di tutela minorile e sulle modalità con cui vengono esercitati i poteri di protezione nei confronti dei bambini e delle persone più vulnerabili. L’auspicio della madre e del suo difensore è che venga fatta piena luce sui fatti, nell’interesse esclusivo dei minori e della collettività.