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«Vuole riabbracciare sua madre»: il caso di una bambina di Venezia arriva in Parlamento

(Mestre 26 agosto 2026) Da mesi il rapporto con la madre è fortemente limitato. La difesa de-nuncia l’assenza, per un lungo periodo, di un calendario effettivo degli incontri e chiede che le condotte dei due genitori siano valutate con lo stesso metro. L’avvocato Francesco Miraglia: «Il tempo della giustizia non può consumare l’infanzia di una bambina». La deputata Stefania Asca-ri presenterà un’interpellanza parlamentare al Ministro della Giustizia.
Una bambina che manifesta il desiderio di poter riabbracciare la propria madre. Una relazione familiare oggi fortemente limitata e affidata prevalentemente a videochiamate protette. E una vicenda giudiziaria iniziata anni fa che, da Venezia, è destinata ora ad arrivare anche in Parla-mento.
Il caso riguarda una minore che per gran parte della propria vita ha vissuto prevalentemente con la madre a Mestre. Ancora nel luglio 2023 il Tribunale di Venezia aveva disposto l’affidamento condiviso con collocamento prevalente materno. Nel giugno 2025 l’assetto cam-bia radicalmente: la bambina viene collocata presso il padre e trasferita a Milano.
Ma la vicenda, secondo la difesa, non può essere letta partendo soltanto da quel momento. Ne-gli anni precedenti la madre aveva infatti ripetutamente segnalato ai Servizi sociali difficoltà nelle riconsegne della figlia, periodi nei quali affermava di non riuscire ad avere sue notizie, as-senze scolastiche e decisioni che riteneva assunte unilateralmente dal padre. Circostanze che dovranno essere valutate sulla base degli atti, ma che pongono per la difesa una questione cen-trale: i comportamenti dei due genitori sono stati esaminati con lo stesso metro?
Il passaggio più controverso arriva dopo il trasferimento della bambina. Secondo quanto de-nunciato dalla madre, per circa cinque mesi i Servizi non avrebbero predisposto un calendario effettivo e stabile degli incontri con la figlia. Dopo mesi di attesa, la donna inizia a recarsi da-vanti alla scuola frequentata dalla minore a Milano per poterla vedere e abbracciare.
Quegli accessi vengono valutati severamente. Seguono provvedimenti sempre più restrittivi e, nel novembre 2025, viene disposto anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla bambina. Una misura successivamente mantenuta.
La difesa contesta però che gli episodi davanti alla scuola possano essere valutati isolandoli da quanto accaduto nei mesi precedenti e denuncia inoltre un diverso approccio nei confronti del padre, che, secondo la ricostruzione materna, avrebbe in più occasioni mantenuto con i Servizi un atteggiamento scarsamente collaborativo e di supponenza senza che ciò determinasse con-seguenze paragonabili. Un aspetto che dovrà essere verificato attraverso relazioni, comunica-zioni e verbali degli operatori.
Nel frattempo, dalle relazioni educative emerge un dato destinato a pesare: il legame affettivo tra madre e figlia permane. Durante le videochiamate la bambina manifesta affetto, parla della propria vita, ride, si commuove e mostra i propri disegni. In occasione di un incontro in Spazio Neutro ha consegnato alla madre una lettera nella quale esprime il desiderio di poterla nuova-mente abbracciare.
«Nessuno sta chiedendo un privilegio per una madre e nessuno vuole cancellare eventuali suoi errori», dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, difensore della donna. «Chiediamo qualcosa di molto più semplice: che ci venga spiegato quale concreto e attuale pericolo impedisca oggi a questa bambina di abbracciare sua madre. Se quel pericolo esiste, venga dimostrato attraverso valutazioni attuali, rigorose e comparative. Ma se per mesi non viene garantito un calendario effettivo degli incontri e poi si considera pericolosa una madre perché cerca sua figlia davanti a una scuola, abbiamo il dovere di domandarci se stiamo ancora proteggendo la minore o se stiamo creando una frattura destinata a diventare irreversibile».
Miraglia pone anche il problema del tempo: «Il tempo della giustizia non è il tempo di un bam-bino. Una misura temporanea non può diventare definitiva soltanto perché trascorrono i mesi. Il superiore interesse del minore non può essere una formula scritta nei provvedimenti: deve essere verificato nei fatti, giorno dopo giorno. Ogni mese sottratto alla relazione tra un figlio e un genitore è un pezzo di infanzia che nessuna sentenza potrà restituire».
La vicenda è destinata ora a superare anche i confini delle aule giudiziarie. La deputata Stefania Ascari presenterà un’interpellanza parlamentare al Ministro della Giustizia, affinché vengano chiesti chiarimenti sul caso e, più in generale, sulle modalità con cui vengono gestite situazioni nelle quali le limitazioni dei rapporti familiari si protraggono nel tempo.
L’iniziativa parlamentare apre una questione che va oltre il singolo procedimento: l’effettività dell’ascolto del minore, il ruolo dei Servizi sociali, la necessità di verificare periodicamente l’attualità delle misure restrittive e l’applicazione di criteri realmente uniformi nei confronti di entrambi i genitori.
Perché in mezzo a provvedimenti, relazioni, consulenze e contrapposizioni tra adulti resta una richiesta estremamente semplice: quella di una bambina che vuole riabbracciare sua madre.
Ed è da quella richiesta che, oggi, giustizia e istituzioni sono chiamate a ripartire.