Giustizia minorile a Torino sotto accusa: «Il giudice ha ignorato gli atti, la CTU diventa una sentenza. Nordio invii gli ispettori»
Giustizia minorile a Torino sotto accusa: «Il giudice ha ignorato gli atti, la CTU diventa una senten-za. Nordio invii gli ispettori»
L’Avv. Francesco Miraglia denuncia gravi anomalie processuali nel Tribunale di Torino: contestato il mancato esame di atti tempestivamente depositati, sollevati dubbi sulla terzietà della consulenza tecnica e chiesto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio l’invio degli ispettori ministeriali. «Questa vicenda potrebbe rappresentare la punta dell’iceberg di un sistema che merita di essere verificato fi-no in fondo».
TORINO – Può un giudice assumere un provvedimento destinato a incidere sulla vita di una bam-bina senza esaminare atti che, secondo la difesa, erano stati regolarmente depositati? Può una con-sulenza tecnica determinare il destino di una famiglia quando sulla sua indipendenza vengono solle-vati dubbi circostanziati? E soprattutto: chi controlla il corretto funzionamento di un sistema nel qua-le, con particolare frequenza, vengono nominati gli stessi consulenti tecnici chiamati a esprimersi sulle vicende più delicate riguardanti i minori?
Sono gli interrogativi posti dall’istanza urgente depositata dall’Avvocato Francesco Miraglia nel pro-cedimento pendente davanti al Tribunale di Torino, nella quale vengono rappresentate circostanze che, se confermate, imporrebbero una seria riflessione sul funzionamento della giustizia minorile nel capoluogo piemontese.
Secondo quanto esposto nell’atto, il provvedimento impugnato sarebbe stato emesso sul presupposto che la parte ricorrente non avesse depositato le proprie note difensive. La difesa sostiene invece che tali note erano state tempestivamente trasmesse e che il deposito telematico si fosse già perfezionato nei termini di legge. La circostanza sarebbe stata immediatamente rappresentata al Tribunale me-diante un’istanza di revoca corredata dalla documentazione informatica, senza che, secondo la pro-spettazione difensiva, venisse effettuata alcuna verifica né adottato alcun provvedimento di risposta.
Ma il profilo che, secondo la difesa, assume una rilevanza ancora maggiore riguarda il sistema delle consulenze tecniche.
L’istanza contesta infatti la terzietà della consulenza tecnica d’ufficio, evidenziando rapporti profes-sionali tra la consulente nominata dal Tribunale e la consulente tecnica di parte del resistente, che, secondo quanto dedotto, si alternerebbero in diversi procedimenti nei ruoli di CTU e CTP. Una cir-costanza che, secondo la difesa, impone una verifica rigorosa, poiché l’indipendenza del consulente rappresenta il fondamento stesso dell’affidabilità dell’accertamento tecnico.
«Se quanto denunciato dovesse trovare conferma», dichiara l’Avvocato Francesco Miraglia, «non ci troveremmo davanti a una semplice irregolarità processuale. Potremmo trovarci davanti alla punta dell’iceberg di un sistema che merita di essere verificato fino in fondo. Tengo a precisare che il mio riferimento riguarda esclusivamente quanto sta emergendo nel Tribunale di Torino e che proprio per questo ritengo doverosi accertamenti istituzionali.»
«Nei procedimenti di famiglia il vero nodo è rappresentato dalla consulenza tecnica. Troppo spesso la CTU finisce per orientare in modo decisivo l’esito della causa e il provvedimento del giudice re-cepisce le conclusioni del consulente. Di fatto, la consulenza tecnica rischia di diventare la vera sen-tenza. È proprio per questo che l’indipendenza del consulente deve essere assoluta.»
Secondo il legale, è necessario aprire una riflessione anche sul sistema delle nomine.
«Nel Tribunale di Torino si assiste con frequenza alla nomina di un numero ristretto di professionisti appartenenti all’Ordine degli Psicologi per gli incarichi di consulenza tecnica nei procedimenti ri-guardanti i minori. Questa circostanza, di per sé, non costituisce alcuna irregolarità. Tuttavia, pro-prio perché si tratta degli stessi professionisti chiamati a svolgere un ruolo così delicato, è indispen-sabile che ogni dubbio sulla loro indipendenza venga verificato con il massimo rigore.»
«Quando emergono rapporti professionali tra consulenti tecnici d’ufficio e consulenti tecnici di parte, oppure situazioni che possono incidere sull’apparenza di imparzialità, non basta affermare che tutto è regolare. Occorre verificare. La giustizia non deve soltanto essere imparziale: deve anche apparire tale.»
L’Avvocato Miraglia richiama poi l’attenzione sul ruolo dell’Ordine degli Psicologi.
«Nel caso che denunciamo risulta pendente da oltre quattro anni una segnalazione disciplinare senza che sia ancora intervenuta una decisione definitiva. A prescindere dall’esito finale, un tempo così lungo pone un problema che non può essere ignorato.»
«Gli Ordini in generale, nello specifico qiello degli Psicologi non può essere percepito come un or-ganismo chiamato esclusivamente a rappresentare gli interessi della categoria. Svolge una funzione pubblica di garanzia. Deve tutelare innanzitutto i cittadini e assicurare il rispetto delle regole deonto-logiche. Nei procedimenti riguardanti i minori questa responsabilità assume un valore ancora più elevato, perché attraverso le consulenze tecniche si decide il futuro di bambini e famiglie.»
«Quando vengono segnalate possibili situazioni che incidono sull’indipendenza delle consulenze tecniche, le verifiche devono essere tempestive. Un procedimento disciplinare che resta privo di de-finizione per oltre quattro anni rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nell’effettività dei controlli. Gli Ordini professionali non sono sindacati di categoria: sono istituzioni poste a garanzia dei cittadini.»
L’istanza depositata davanti al Tribunale chiede la revoca dell’ordinanza, il riesame della consulenza tecnica, il deposito delle registrazioni integrali dei colloqui peritali e la rimessione del procedimento ad altro magistrato, ritenendo compromesse le condizioni di imparzialità del giudizio.
L’articolo si conclude con un appello rivolto al Ministro della Giustizia.
«Chiedo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di disporre l’invio degli ispettori ministeriali presso il Tribunale di Torino per verificare se quanto denunciato rappresenti un episodio isolato oppure evidenzi criticità che meritano un intervento istituzionale. Non chiedo condanne preventive né pro-cessi mediatici. Chiedo accertamenti. Se tutto risulterà regolare, sarà interesse di tutti che venga confermato. Se invece dovessero emergere anomalie, sarà dovere dello Stato intervenire.»
«Nei procedimenti di famiglia non si decidono controversie patrimoniali. Si decide il futuro dei bambini. E quando il futuro di un bambino dipende in larga misura da una consulenza tecnica, lo Stato ha il dovere di garantire che quella consulenza sia realmente indipendente, che il giudice abbia esaminato tutti gli atti prima di decidere e che gli organi di vigilanza esercitino pienamente la loro funzione. Solo così si tutela la credibilità della giustizia minorile e la fiducia dei cittadini nelle isti-tuzioni.»