Via dalla comunità, si torna a casa”: il Tribunale ribalta il caso e restituisce il minore alla famiglia. “Le misure non possono diventare una prigione”
Venezia, 20 aprile 2026 – Un bambino che chiedeva di restare a casa. Una famiglia consi-derata fragile che oggi viene ritenuta idonea. E una comunità che, da soluzione tempora-nea, rischiava di trasformarsi in permanenza indefinita. È su questo equilibrio che interviene il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che con un decreto netto ha disposto la revoca del collocamento in comunità e il rientro del minore nel proprio contesto familiare, riconoscendo che la misura, alla luce dei fatti aggiornati, non è più giustificata. Il provvedimento segna un cambio di passo preciso: il giudice prende atto che il quadro è evoluto. Il bambino è sereno, mantiene un legame stabile e significativo con entrambi i genitori e manifesta chiaramente la volontà di vivere in famiglia. Parallelamente, i geni-tori hanno dimostrato, nei fatti, un percorso concreto di recupero, fatto di collaborazione, responsabilità e progressiva
Dalla comunità alla famiglia: la vicenda di un minore tra errori, sofferenze e il ritorno alla responsabilità genitoriale
Trieste 15 aprile 2026– Una storia complessa, segnata da anni di interventi istituzionali, decisioni discutibili e passaggi critici, che si chiude con una svolta netta: il Tribunale per i Minorenni di Trieste ha disposto la reintegrazione piena della responsabilità genitoriale in capo ai genitori e il definitivo rientro del minore nel proprio contesto familiare. Il procedimento prende avvio nel 2021, a seguito di una segnalazione che evidenziava fragilità nel nucleo familiare, con difficoltà relazionali e criticità personali che portano all’attivazione del si-stema di tutela. L’intervento segue il percorso tipico della giustizia minorile: presa in carico, mo-nitoraggio e progressiva intensificazione delle misure, fino alla decisione più invasiva, ovvero il collocamento del minore in una comunità educativa. È in questa fase che la vicenda assume contorni problematici. Secondo quanto emerge dagli atti difensivi e dalla ricostruzione documentale, il collocamento in struttura non viene accompagnato da
Separata dai figli per la lingua che parla: nove mesi di silenzio senza alcun provvedimento del giudice
(PIACENZA, 3 aprile 2026). Il Tribunale ordinario di Piacenza è stato più volte chiamato a intervenire con urgenza su una vicenda che solleva profondi interrogativi circa il confine tra il ruolo dei Servizi sociali e la riserva di giurisdizione in materia di affido dei minori. Una donna di origine russa, assistita dall’avvocato Miraglia, ha presentato istanza per “denunciare “l'interruzione totale dei rapporti con i suoi due figli adolescenti: situazione che si protrae dall’agosto del 2025 non per disposizione di un magistrato, ma per una decisione unilaterale degli operatori sociali. La vicenda ha inizio nel 2019, quando il Tribunale ha disposto l'affidamento esclusivo al padre, ma da allora la madre non ha mai smesso di lottare per mantenere un legame significativo con i ragazzi, dichiarandosi sempre disponibile a seguire le prescrizioni e le modalità di incontro stabilite dalle autorità. Nonostante
Bucarest, a Palazzo Italia presentato “L’avvocato dei bambini”: Francesco Miraglia protagonista del confronto europeo sulla tutela dei minori
Bucarest – Presso Palazzo Italia, nella capitale romena, si è svolta la presentazione del volume “L’avvocato dei bambini”, scritto dall’avvocato Francesco Miraglia, da anni impegnato nella tutela dei diritti dei minori e delle famiglie nei procedimenti che riguardano l’affidamento, l’allontanamento e la protezione dell’infanzia. L’incontro ha rappresentato molto più di una semplice presentazione editoriale. L’appuntamento si è infatti trasformato in un momento di confronto internazionale tra Italia e Romania sui modelli di tutela dei minori, sulle garanzie procedurali nei procedimenti minorili e sulle criticità operative che possono emergere nel rapporto tra autorità giudiziaria, servizi sociali e famiglie. Al centro del dibattito la figura dell’avvocato Francesco Miraglia, autore del libro e protagonista di numerose iniziative giuridiche e culturali dedicate alla difesa dei diritti dei bambini e al rispetto del principio di bigenitorialità, tema sempre più centrale nel panorama della giustizia minorile europea. Nel corso
Giornata internazionale delle donne 2026
Di Sara Spoletini Approfittiamo di questa giornata per scoprire cosa c’è dietro al mazzolin di mimosa, parliamo di cosa significa essere donna nella civiltà, di un ruolo stereotipato, confinato all’essere moglie e madre, parliamo di cosa significa vivere in equilibrio tra responsabilità verso i ruoli sociali e scegliere l’autodeterminazione, il dover essere come le mode del momento impongono: intelligenti ma educate, sensuali e efficienti, parlare quando è necessario senza mai superare il collega uomo. La vita delle donne è sempre stata difficile. Il ruolo delle donne nella società è passato da una fase di partecipazione attiva alla sussistenza nella preistoria a millenni di subordinazione patriarcale, fino alla conquista dei diritti civili e politici nell'epoca contemporanea. Nella Preistoria sono considerate spesso "invisibili" nella narrazione storica, nonostante le donne hanno avuto un ruolo cruciale nella raccolta e nella gestione della comunità. Il passaggio al nomadismo
Mutilazioni genitali femminili in Italia
Di Sara Spoletini Le Mutilazioni Genitali Femminili o MGF costituiscono una grave violazione dei diritti umani a danno di milioni di donne e bambine in tutto il mondo. Sebbene le MGF siano praticate per lo più in Africa e Medio Oriente, In Europa e in Italia il fenomeno non è del tutto assente, in considerazione dei flussi migratori che interessano queste aree. Secondo l’ultimo rapporto della rete associativa guidata dal prof. Foad Aodi ( AMSI, UNITI per UNIRE) i numeri sono ogni anno in ascesa, i casi stimati in Italia sono più di 95.000, un fenomeno che in Italia emerge solo in fase tardiva a seguito di gravidanza o complicazioni cliniche. E’ evidente che c’è una disinformazione e una falla nel sistema sanitario territoriale in tema di prevenzione su quelle che sono le pratiche e i rischi delle MGF. E’ necessario tutelare le
Nello zaino libri e coltelli
Di Sara Spoletini Secondo i dati del Viminale nel 2024 le lesioni dolose, in cui rientrano anche gli accoltellamenti, sono aumentate del 5,8%. La diffusione delle armi bianche tra i giovani è sempre più diffuso, dovremmo interrogarci se i ragazzi le usano per noia, per rabbia o per uccidere. Le lame sono diventate il simbolo di una generazione, quella a cui la pandemia ha lasciato incertezze, insicurezze e isolamento. Le lame sono diventato il mezzo attraverso cui i ragazzi gridano il proprio disagio a stare al passo con una società che non li ascolta, quella società a cui fanno fatica a stare dietro, a comprenderne le regole, a trovare un posto in essa. L'allarme riguarda soprattutto il Centro Nord: nelle grandi città aumentano le lesioni causate da minori e si allunga l'elenco di violenze tra i banchi, recentemente i fatti accaduti a La Spezia
Dal processo Aemilia al libro “Colpevole di essere calabrese”: quando il contesto prende il posto delle prove
( Roma 15 gennaio 2026) Nel libro Colpevole di essere calabrese, Francesco Miraglia parte dal maxi processo Aemilia per denunciare una deriva silenziosa della giustizia italiana: il rischio che ori-gine, contesto e appartenenza diventino criteri di giudizio al posto dei fatti e delle pro-ve. Un’intervista che interroga il metodo, non le sentenze. L’intervista Perché ha sentito il bisogno di scrivere Colpevole di essere calabrese? Perché a un certo punto ho capito che in tribunale non bastava più difendere le perso-ne. bisognava difendere il metodo. Nel processo Aemilia ho visto qualcosa che mi ha profondamente inquietato: l’origine geografica, il cognome, il contesto familiare smettevano di essere elementi neutrali e iniziavano a pesare come fattori interpretativi. Quando succede questo, la giustizia rischia di non giudicare più i fatti, ma le identità. Sta sostenendo che in Italia si venga condannati perché si è calabresi? No, e sarebbe una
Capodanno a Crans Montana
Di Sara Spoletini C’erano una volta dei giovani che aspettavano Capodanno, aspettavano l’arrivo del 2026 in un modo elegante, in un ristorante svizzero, conosciuto, alla moda; c’erano dei giovani pieni di sogni, speranze, nessuno avrebbe mai detto che non avrebbero avuto futuro e che quel 2026 non l’avrebbero mai vissuto, che sarebbero passati alla storia come vittime della una strage di Crans-Montana (Svizzera) Il bilancio è pesante: 40 morti, 121 feriti, ancora si cercano dei dispersi. Le domande che sorgono sono tante anche se nessuno può tornare indietro e modificare il corso triste degli eventi. La Svizzera è percepita a livello globale come un paese estremamente affidabile, grazie alla sua stabilità politica ed economica, all'alta qualità della vita, alla sicurezza, alla neutralità storica e alla forte valuta (il franco svizzero), fattori che la rendono leader in classifiche internazionali di "miglior paese" per qualità della