«Quel ragazzo era pieno di lividi»
Testimonianza choc al processo sui maltrattamenti nella comunità
CHIETI Testimonianza choc ieri nel processo per maltrattamenti nei confronti degli ospiti della comunità terapeutica per minori «Lilium», in corso di svolgimento al tribunale di Chieti. Un’insegnante di sostegno ha raccontato di aver visto spesso uno dei ragazzi della «Lilium» imbottito di farmaci, incapace di restare sveglio in aula e pieno di lividi. In un caso, in particolare, è stato necessario il ricovero in ospedale. Il ragazzo aveva infatti la mascella fracassata e i connotati del volto irriconoscibili. Faceva anche fatica a parlare, ma, pur a stento, era riuscito a dire che lui aveva sferrato un pugno a un altro ragazzo e quattro educatori per questo motivo lo avevano violentemente picchiato. Il centro, gestito dalla cooperativa «Lilium» e prima ancora dalla cooperativa «Cearpes», è finito già varie volte al centro delle cronache. Il caso finì anche all’attenzione del Parlamento a seguito di due diverse interrogazioni a firma di parlamentari radicali nell’agosto del 2012 e di quelli del Movimento 5 Stelle nell’ottobre scorso. In entrambe le interrogazioni si chiedeva di indagare su quello che avveniva all’interno delle mura dello stabile di via Verdi 18 a Sambuceto, frazione di San Giovanni Teatino. Il tribunale teatino è tornato a rioccuparsi del caso a seguito dell’indagine avviata nel 2011 dalle segnalazioni di due poliziotti di quartiere che all’istituto tecnico «De Sterlich» di Chieti Scalo avevano notato un ragazzo pieno di vistose echimosi.
Informandosi su di lui nella scuola, i poliziotti avevano scoperto che si trattava di uno dei ragazzi ospitati nella comunità per minori ed erano così venuti a sapere che il ragazzo aveva raccontato di essere stato picchiato dagli educatori della comunità. Si è arrivati così al processo che vede come imputati Fulvio Iosi, socio della cooperativa ed educatore, e gli educatori Marco Pierdomenico, Davide Cerqua, Fabio Tatasciore e Vincenzo Fusano. Sarebbero invece cinque le vittime, tutti ragazzi ospitati nella comunità, che hanno raccontato di aver subito pesanti maltrattamenti. Si è parlato di botte, calci, pugni, mascelle fracassate, denti rotti, ragazzi legati al letto e inebetiti dalle medicine. La difesa, affidata agli avvocati Aldo Moretti, Silvio Angiolelli, Cesare Borgia e Giovanni Chiarini, ha invece tentato di portare avanti di fronte al giudice Patrizia Medica e al pubblico ministero Marika Ponziani la tesi per cui i ragazzi in questione erano arrivati alla «Lilium» con patologie molto gravi e che erano spesso preda di scatti di violenza pericolosi per sé e per gli altri. Per questo occorreva ricorrere a rimedi anche drastici. La fase dibattimentale si è aperta con l’udienza dell’8 ottobre scorso. Nella giornata di ieri sono stati ascoltati i testimoni del pubblico ministero. Il processo è stato aggiornato al 9 luglio. Bisogna infine ricordare che sul centro di Sambuceto, nella precedente gestione affidata alla cooperativa «Cearpes», c’è stato già un altro processo in tribunale a Chieti che ha visto 32 imputati, tutti assolti con formula piena dopo nove anni. Anche in quel caso si era parlato del centro come di un «lager» in cui avvenivano maltrattamenti nei confronti dei ragazzi. Il giudizio è stato emesso dallo stesso giudice di questo processo, la dottoressa Medica.
Arianna Iannotti